venerdì 17 luglio 2020

per b

A che mani e che occhi.

Envoi e dedicatoria. Paratesto, antepagina. Cara ragazza a quali orari. Il tempo divoratore nel dramma barocco. In uno scenario dal quale è assente ogni ragione che ragione perdere. Cara ragazza in che giorno. Dissero di lasciarla in pace. Eppure la frase troncata. In quale aion, donzella. Per grandi cortesie sottintese e retroagenti veggenze. La natura è sinonimo di telefono. Dire piuttosto come e quanto si orientalizzi il tempo, virando su congiuntivi e schiarimenti illusori, si riprenderà dal peggio nella notte, linee occupate. Si rilegga non potendosi mai leggere per la prima volta, l'ultimissimo bizantinissimo scartafaccio tascabile, la spettrale maquette impressa chissà dove e come, amiche carissime, lo si faccia pure guardando la tv e avvertendo il persistente sottofondo della solitudine, sabato sera. Utilizzerebbe qualunque cosa gli si lasciasse, anche una piuma di coniglio, disse ammiratissima la giovane signora nel suo ovale tahitiano, ma lei non era da meno, nel luogo più splendido e felice dell'universo chiamato casa. Stati di grazia cui si attaccano svariate leggende. Non sopravvivono alla presenza (i dubbi). Sudatissime le danzatrici, che nella pausa si libravano sui loro muscoli sommariamente fasciati e generosamente scoperti, quali emozioni dal rosseggiare della chioma un po' scossa e dalla luminosa repentina bianchezza del viso. "Perché siete fatta all'incontrario, gran dama" (ex Lafferty). Scrivere come leggere e sfogliare, senza fermarsi; la perfezione non può che eternamente ricominciare, il terrore nella stesura diminuire per poi cessare, il foglio si prende tutto, i suoi organi sono assolutamente imprevedibili, e lo rimanda altrimenti; da plurimillenarie ere attendeva quella figura (preiniziali le dualità), il suo fine ornato aperto su più lati al sovrasensibile. Come in una compilazione ipnotica: l'unica, guardarla, ascoltarla. Nient'altro. L'arcuarsi molteplice di docilissima sinuosità, fasciata di blu che varia di elettrico in pervinca, le cerniere chiuse; l'oro che discende luminoso e variabile in una fluidità di miele, perfettamente racchiuso nello spazio che lo contorna, del quale non si dà misura che nel disegnarsi stesso della sua profusione in una tenue luce, finché vi è respiro se ne sogna, non torturatela, avvolgetela in incantesimi di carezze con o senza pretesti terapeutici sequenze diagnostiche e cose affini per tutto il suo essere un tremito sottile della mano, subito nel toccarsi di chi e di che cosa, come, una primaria voglia d'amore, in dualità preiniziali.







lunedì 6 luglio 2020

tre processi di sinizzazione in tre persone uguali e distinte



brum brum brum gas al motore e pilota automatico un grossissimo camion rimorchio in un inqualificabile tunnel ipercosmico (dall'altra parte: le porte dell'inferno sono sempre aperte) un tir con tanto di rimorchio sì di rimorchio la cui velocità supera ampiamente quella della luce 87 90 98 agavi e metanodotti in lente spirali bluastre ieri burroughs oggi nigromontanus l'amico di sempre komm süsser tod mehr licht dal camionista al carrettiere fiammingo da bosch a chissà [chi] dio exsiste in una sterminata assenza di immagini, nove passi di danza di cui costituitivi il primo ed il decimo angeli e leoni dappertutto donde fenomenologie gotiche e sangerolami pertinenze sinologiche in baopuzi varcare abissi traversare montagne e o entrarci dentro specchi magici etc fiammelle bluviola nel planetario - questa poi dertritte grimm agli amici sinologi 










lunedì 29 giugno 2020

il giorno ventinove di giugno


La strana, per così dire, identità (è il dire identità che è strano) di soggetto e predicato; come quella di isola e vulcano; sono certo un tutt'uno ed il caso tipico è l'isoletta-vulcano, o gli atolli; possono a vicenda scambiarsi soggetto è predicato, parlare a tal punto di perversione o devianza è un eufemismo.

a R sub specie elphica: non siamo in nessun anno di nessun signore, giò presupporrebbe - il corpo un prigioniero non una prigione. Piuttosto un epistolario d'amore, cioè una lotta contro il linguaggio, poiché tutto ci appartiene; caro elfo alias R non sei natura né creatura; sei l'artifizio che fa la sua comparsa fra le angustie, il soffocamento ed infine il trionfo dell'estasi, sei l'immaginazione come ontologia dell'essere appunto, e del pieno - una voce di secondo piano si udì che diceva come volessero uccidere l'immaginazione e le beatitudini conseguenti, controllare i corpi ed i pensieri, ma al varco c'è la dea, ci sono i lacci di seta, c'è un braciere che sprigiona immortalità ed un piccolo fiore immerso in una vaschetta votiva, accanto al pozzo dei serpenti, ed a grovigli erotici in pietra da sempre immobili, più che una teoria dei bisogni una pratica degli eccessi.








venerdì 19 giugno 2020

couverte d'amour



Ella discende da un sentiero in una valle. Fra il verde cupo e luminoso degli alberi, delle foglie e dell'erba, scivola, quasi danzando, sul bianco come da sole calcinato del sentiero. È in quel punto, nella regione R della figura L, dove ogni ago magnetico sarebbe più pazzo di quel che già è, dove ogni rivelatore di radioattività esploderebbe, là si incontrano, le bocche piene di un riso divino, è una camera incandescente - irruzione di quel che elimina il tempo. La grazia resa per un ricordo, dei brividi così coincidenti - suffraga pure quel che rende conto dell'ipotesi d'un'assenza prolungatasi, ci si può vedere. Soli.

Di ciò, come notasti; d'altro forse. Ebbene; di ciò il locutore è fantasma. D'altro: forse. Non la morte nel tempo ucciso, ma altro, ad altro, infinitamente, sempre che l'avverbio non instauri fittizie parentele romantiche.
Aria che ci porta via. Stomaco foderato di latte. Non temere alcun male. I tornati all'imbocco di questa valle del riposo, che pare femmina, donna tutta di curve fatta. Fra corpi e danzatrici, la stessa regione R è nomade, forse territorio. Ed il locutore abita un'ipotesi che è spazio virtuale ed interstizio, se la locutrice è remota.

Oltre lo spazio virtuale del vecchio ostinato provenzale: le sue campiture purissime variazioni d'intensità di verde in verde, mobilità assoluta che spiazza ogni idea di sostanza con la dislocazione fulminea quanto ineluttabile delle campiture; la ruota del mulino che sempre gira e mai si muove da dov'è. Portrait d'une multitude qui est une minorité. Per non importa quale legge (non una legge: lo zampillo d'una fontanella) egli è sempre presente là dove lo chiamate, se lo chiamate, per non importa quale budda, così come i sensi infiniti provengono dalla legge unica. Vi sono demoiselles d'Avignon, bagneuses sempre più colorate, la tempera sempre ancor fresca ainsi que l'extase d'une jeune fille en passant. Una stella fila - la mère de lao a conçu. Per i fatti - conneries: il deguello, già suonato. Il serpe quasi bianco. E c'è un dio bifronte insieme ad un'altra testa - lei sta cercando la sua piramide per rientrarvi, per rientrarvi. Le sue mani hanno tratto fuori dal grembo della pietra dove giacevano da ere incalcolabili questi visi. Ogni tinteggiatura apre cieli d'infanzia. Vengono da una regione R. Non uno spettacolo. Una festa certo. Questo è quello questo è quello nient'altro che quello questo è. Sei miglia di strada possono essere a est o a ovest, per questo sono invincibili e detti invincibili. 

L'enfant n'abdique rien de rien
elle a la pureté du feu
see emily play for ever n'ever
elle a la pureté du feu dans sa peau
il y a le feu qui danse dans sa peau
infinies possibilités amoureuses dansent
dans un et plus êtres ses lèvres sont
violettes sont roses sont rouges
ses voix sonnent et resonnent par ses oiseaux
parmi ses plantes - heureusement: 
hélene, haleine


Parmi les têtes et les tableaux aimer sa tête
jouissants toute la quête
c'est une fête.

L'arbitrio totalizzante nella quantità metrica del sonetto: une explosion de bonheur. Viaggio dal dilaniamento all'estasi, sia scacchiera o albero cabalistico, magari il l.e.d. conflagra in monogramma bruniano o bigbang. Le trecce nel capitolo microcosmico. Latitudine di cavallo. Couverte d'amour. In the sky with diamond. Nelle loro scuderie, purezza adamantina nelle curvature stellari di questo stemma. Fogli leggeri trasvolano. Il soffio che disperde le armadas, ridendo nel vento. Aree spensierate: ainsi que l'extase d'une jeune fille en passant. Bagnanti colorate nel tangibile miraggio dell'erba. Comune agli abitanti come son l'aure e i bei raggi; fu fatta in mille parti. In mille parti abusivamente fatta.
Totalità lacerata dal tempo che una lieve brezza riconduce ad essere. In estasi. Luna. Nella notte non abbastanza notte, nessuna notte lo è abbastanza. Poi sono le tre del mattino. Sempre. Abbastanza nella luna inversione. Miraggio tangibile, bagnanti colorate. Fantascienza metafisica ricorrenza onorata, molteplicità è circuito di circuiti, nel cerchio di tutti i cerchi. Trasportato da una lieve brezza. Stellari curvature adamantina nella purezza, fogli leggeri che il soffio disperde, rivestono pensieri che si spogliano. Non necessariamente visibile, alla velocità del pensiero, come da terrazza guardando. Irruzione di eliminatori di tempo. Di tempo in tempo. Pensieri che si spogliano, fogli leggeri che il soffio disperde li rivestono. È un attimo.






sabato 13 giugno 2020

il tredici di giugno


La circolarità di tale solitudine è tremenda; oltrepassa ogni bellezza, la include e la trascende in un rapporto che esclude la complanarità perché esclude il piano, essere è essere in tale morte vivi, non avere viso, magari, e bella parea morte in suo bel viso; ed il post-scriptum afferma che dall'ipotesi arbitraria di un passato sorgono immagini, da quella di un futuro fluiscono segni, ecco una descrizione del taglio incalcolabilmente profondo ed esteso, nella sua superficialità che istituisce il presente in tutta la sua impossibilità (la fuerza de la nada).

Un'esilissima figura, un segnale appena di fumo, piccolissimo, all'estremo limite del visibile, è stata richiesta, con gesti delle dita, nel tenue svanire della voce in soffio e richiamo, poi la committente si allontana ritirandosi e ritraendosi, un otto d'infínito in oro è la maschera dell'ombra continua segretissimo a spiare la vita, l'installatore di piste resta solo a fabbricarne quante ne occorrono e a formulare domande, fuoco e vento, una strana sabbia, riflessi delle luci di posizione ancora lontane sulle acque della notte, manovre sempre più indecifrabili sul lato sinistro dell'emisfero.









lunedì 8 giugno 2020

per e



Fra l'odierno e il metafisico le illustrazioni per Pinocchio e per Kafka, su piccoli fogli dorati. Ultracorpi nella zuppa iperspaziale, averne. Iperluminosa la bambina nel parallelo. Per sopravvenienti forze maggiori Robottis in quello spazio era inattivo: doppia immobilità della montagna. Assai poco ergonomico l'interieur. Senza sinergia alcuna. L'assenza di Elena nell'intero universo. Si trova all'estero. Marlowiane allora le metafore dell'inferno, telefoni, pubs. La squadra omicidi sul posto, su scala subquantica. Se non c'è Elena tutto è spazzatura. Attraverso i depositi le opere depositate in una corsa senza fine, le lettere segregate, le metà oscure scritte a matita, tutte dentro di lei. Il resto catrame e bestemmie. Ma quanti colori in lei. Unico organo e documento l'arte. L'amore, nel letto e altro, l'amore in questo bicchiere, l'amore immobile come una montagna, l'amore dalla voce di orco e di tuono. Aristotelicamente il passaggio dal non essere all'essere; in un canone di medicina interna dall'essere al non essere; successivo e mediale allo stesso tempo e nello stesso spazio il riflesso della luna sull'acqua, tutto è illusione. Nella metafisica l'essere è degradato a valore. Il cigno investì la macchina e morirono due donne. Stenderli/e; in tutti i sensi immaginabili, dunque l'amore e la morte, giorno e notte, ventiquattr'ore su ventiquattro, in uno sfiancamento intervallato dalle mazzate del sonno. Tale il nome, questo il corpo, equivocamente attorniato dai possessivi; tali, di nube, le opere. Mosè al vitello d'oro nella variante schönberghiana, vattene tu che sei l'immagine - si attingono qui cantitades hechizadas, quantità incantate, copiosità pure. Felici insieme. Delle cose tremende che accaddero al demone quando se ne impadronì. Questa vive nell'iperspazio, dove si applica. Il neoplatonismo attraverso l'aeropagita. Questa bimba, d'un manierismo così efferato e così attento, sopra viene Schumann in silvani incanti della lontananza fisicamente presente a sé stessa in una cascata di note che va diradandosi in esercizi di silenzio, è questa bellezza, e di questa contemplare il brulicante polipaio delle varianti. Né giustezza né concinnitas, i motivi sono graffiti con tutti i mezzi a disposizione, soprattutto un comparire di arabeschi e pseudofigure, alcunché di appropriabile sotto qualunque specie, l'orizzonte è un artifizio, non un dato. Questa vive nell'iperspazio - allacciati per l'eternità; che meraviglia. Il concerto numero ventuno K 467, andante, tempo dell'Europa centrale e cancellazione del tempo dell'Europa centrale. Vedere allora la femmina dal corpo di uccello, genio alato, si chiami tenerezza o si chiami civetta, nonostante e dati i continui duelli amata di un amore così ciranesco. Scattare con furia verso i ricevitori o verso la porta, sul ballatoio dove si arrampica la vite ormai invernale, Mozartiana la dominante che una morbida macchina porta ad estatica decelerazione. Si scosse ripetutamente la gonna sulla parte anteriore, all'altezza del pube, rapidissimo lascivo ed inequivoco il gesto. Soavemente infero il bistrot di Cap Ferrat, un erebo fumoso traversato da luce incomparabile, l'andirivieni di caraffe, le cicche e le cartacce per terra, luogo delle fiabe di fumo, nessuno che facesse i conti con la realtà o parlasse così, vivaddio. "Un mondo ridotto a zero, e senza nemmeno una traccia a ricordarlo. "Crollerebbe il mondo. Che crolli. Eccola, sul terrazzo, con i guanti di gomma gialla da fisting, intenta a rovistare, archeologa di tutti i possibili domani nella terra nera, onde trapiantare rari esemplari, intorno vagano parole.







giovedì 21 maggio 2020

chesterfield's memoranda


Chesterfield's memoranda
Ho sfasciato tutti i tavoli distrutto gli sgabelli
sfondato il bancone ho tracannato tutte le bottiglie
l'une après l'autre.
Con la vita nessun guaio o quasi
sorrisi nell'oltretempo, il mio fra quelli,
là ci si incontra, la m'incontri.
666





martedì 19 maggio 2020

del bue watteau, anatomia di una citazione illimitata


Ecco aprirsi e chiudersi immensi paraventi, scorrere scivolare cadere pannelli lunghissimi (sono scorsoi, sono scorrevoli, sono scivolosi, sono sempre di corsa). Sono macchine cinesi per strappare brandelli di storia dell'arte e di tutto il resto preferibilmente dalle regioni più intime e più proibite, sono fatti di una sterminata (sterminata perché enorme, e sterminata perché vivente teatro di sterminio) pellicola, docile schermo mutevole, pelle increspata nel fremito. Come in uno schermo, non in uno schema espongo qui la funzione delle cineserie in pittori assai più classici di Watteau. Pittori cui occorre una totalità transfinita, medievale, classica, dalla quale strappare continuamente brandelli viventi da scaraventare e cucire vistosamente su tele spiegazzate, vittime di orge e tempeste - tendaggi caotici soffocano al suo nascere ogni domanda sul luogo.







lunedì 18 maggio 2020

prologo sferico


Il bue squartato. Fantasma. Citazione. Gronda sangue. Giocato da vuoto e da pieno. Trafitture multiple di luce lo aprono alla visione. Emblema di copertina, frontespizio, ex libris. Il sembiante sono le chiavi di San Pietro, formanti l'ineluttabile chiama forte più di ogni fatalità, è la scena finale di Zabriskie Point.
Motivo l'amore, l'amore in tutti gli infiniti possibili sensi. Il bue che è squartato. In quattro, ed il quattro è la partenza dei quattro cavalli, ma posso partire da qualunque punto, per me è lo stesso, perché vi ritornerò. Il quattro non unifica un bel niente, fiamma luce carne e sangue non vogliono saperne dell'unificazione idealistica dei termini. Ogni cavallo un cavallo dalle molteplici insidie, un cavallo di Troia.
La coincidentia oppositorum è attiva in qualcos'altro che non in una totalità od un'unità. È attiva in qualcosa di sospeso. Il bue. La sospensione preclude il ripetere. Preclude il sacrificio cattolico dell'amore, preclude la resurrezione con le sue mefitiche conseguenze, preclude la redenzione. Il bue, simulacro del toro di pasife, non ha niente a che vedere con l'agnello, anche se gli può somigliare.









mercoledì 13 maggio 2020

memorandum


memorandum del meno peggio e
dell'assolutamente meglio:
fuggire tra i puffi ed i taoisti passando
per creative writing, epistolari improbabili
conducendo l'esistenza non in qulache luogo
ma il più lontano possibile, reiscrivendo sulla fronte
d'argilla del golem il soffio della vita




martedì 12 maggio 2020

la fossa delle marianne


Gemendo debolmente s'inabissa in piaceri. Senza numero. Molti nomi.
Insostenibili pressioni e depressioni.
Altro che pseudotautologie e banalizzazioni.
Jean de Breyne, "Agenda Gallimard", segue data.
Collegarsi a varie risme di carta.
Onirica apocalisse - vesti dischiuse. Altro da: adesso fanno anche i moralisti e valutano secondo il principio di realtà, così lo chiamano loro.
Di come fra le pieghe di un ozio apparente si celasse un'attività frenetica e tutto sommato inspiegabile se non di e da per se stessa.
Istruttiva e insieme distruttiva la serata precedente: un florilegio di umilianti banalità. Sequela ributtante e ributtanti i soggetti. In un disordine sciamanico la bambola - pure gli angeli c'entravano, le procedure erano ultrafisiche e manco a dirlo bizantinissime, sebbene più che di procedere si fosse trattato di un rimanere sospesi in beatitudini estatiche.
Jean de Breyne, "Agenda Gallimard", di stupefacente perfezione il fraseggio e quant'altro.
Sinfoniche e stereofoniche le due voci femminili, emesse si pensava da luoghi diversi, collina e montagna, differenti e pur a loro modo consone, d'ineschivabile smisuratezza i portati. Fattori di assorbimento e retroazione della riflessione estetica nel corpo inventivo dell'opera - quali soglie. Cosa di più splendido della lentissima danza dei fiocchi di neve al di là dei vetri, con un potenziale di oblio di quanto stupida, cattiva, volgare nonché d'asfissiante cretinaggine fosse un'esistenza di compiuti beoti, errati per struttura - a ogni effetto impraticabile.
Sagomando l'intradosso con festoni in controcurva - analoghi gli specchi in epoche successive - benché avesse sofferto di crisi di agitazione paradosse, al limite del patologico e del linguaggio disse dite loro che ho avuto una vita bellissima, quasi l'identificazione dello pseudo nella parte introduttiva al trattato dei nomi divini.
Qualcosa di irrimediabilmente schifoso - un presentimento, nell'attesa di dolcissima androgina. Più che mai arduo distinguere fra suono e rumore, rari i criteri di organizzazione che aiutino; eppure dentro a questa differenza si vive, si alloggia ed alberga, non diversamente che in un appartamento o in una stanza.
Nelle capitali del mondo morgane lo adoravano. Arbusti verdeggianti: catene zuccherine, esposizioni oniriche, nulla che si muova. Stravissuti panni e ridanciana pulzella. Normale: ma il pensiero l'aveva superato, addio per sempre. Gli anni eterni che i giocattoli trattengono - con lei.
A Cangrande: rimuoverli dalla miseria e condurli alla beatitudine. Occhi metallurgici - l'infelicissima età del ferro, stravolgerli, Miller nel trentaquattro: entrare in quel cretto, fino agli occhi. Un modo ridotto a zero, se qualcuno leggesse l'enigma del cretto o buco, senza neppure una traccia a ricordarlo, se qualcuno avesse il minimo sentimento intorno al fenomeno che si etichetta come osceno, il mondo precipiterebbe, crollerebbe andrebbe giù, era l'ora, tempo dell'europa centrale e distruzione del tempo dell'europa centrale, come di ogni altro, Mozart. Wittgenstein stava arrivando.



jean de breyne, là ailleurs (con interventi di riccardo cavallo)




giovedì 7 maggio 2020

indovinello del 16 2 78 registrato ad alta infedeltà


I

"il basso in disordine"

"sguardo che cola"

indovinello il sedici febbraio millenovecentosettantotto per un cabaret illusorio

  bruciare,
restituire fiamme.

II

Parole di Flavio registrate ad alta infedeltà

non lascia mancare, per coprirsi:
 dell'abat jour, la finestra, ed il sole
 lambiscono cosce sconosciute, l'eccitazione, la vista,
  in oggetti comprati, regalati, rubati,
 caldo, troppo caldo, via i vestiti.
  un atomo, un attimo, di tempo nudo parte incalcolabile:
    via le pelli, via il cervello.
l'immagine deformata dall'immortalità la piccola religione:
da duemila anni, e non l'hanno ancora finita;
questo anno:
via le pelli il cervello;
questo anno
 compiere: e il bianco muoia

III

fiocchi bianchi
  di neve e lune
fioccare melodioso
di fiocchi di luce e di voce
inexemplum minimum p ex

IV

(gonzales) l'essenza non nominata
l'essenza non nominabile
la quinta o
la quinta giocata di pitture nere sul muro
compiere:
       l'anno    l'impossibile
ne è bevuto a fondo dalla bimba
compiere l'anno impossibile eterno

V

Il getto che bagna la neve scrittura chimica del corpo metafora di tempo nudo illeggibile nel fotogramma l'essere scorso non scorto fluire quasi di soffio al quinto quarto della luna alla quarta persona del singolare corpo rigenerato gas e luce balla

III

il nervo fibra di musica la fiamma
uccide il bimbo la mamma la lama si sdoppia
incandescente filo brucia e scoppia fuoco di grande fulgore
nell'occhio ch'è globo d'amore lì a fornicare
efferve esce vapore sublunare ora che il silenzio si mette a cantare
ora più calore per fare l'oro
sguardo tagliato filo teso
fu tutto un volgare malinteso

IV

essere carezza di vento getto d'idrante
su scacchiera d'enigmi
il rogo con
  del rosso (non del bianco)
  du rouge
  pas du sang
 la luna sull'acqua irriflessa









martedì 5 maggio 2020

fu mattino


Fu mattino, baciare un'anima calda e nera
ricordare una luna scomparsa (per poco, per poco)
cosa bolliva, cosa dietro la pellicola
dei grigi fumé, dei seppia, dei metalli sconosciuti, dei che
riflettevano molti azzurri


      nov 78






giovedì 30 aprile 2020

...


Ma dove vorrà arrivare questo Lacan
nulla e poi nulla di nulla
né questo parlare con voce di satiro
ambulante immagine del cosmo
-------------------------------
miele e burro spalmare
col coltello che scava il logos-marmellata
discorrendo di madonne chimicamente insolubili
-------è questione di vedere
una simile rigidità da sciogliere con fiabe notturne
in---------non si chiama ieraticità
---------- la verità è nel nome
------------------------------
e solo più aleggiare di pegasi
e il fosforo dell'alba
il fosforo che fa ricordare
------il drago dell'apocalisse
la S di serpente
la naiade che regolarmente si contorce
sulla spiaggia orizzontale di un simbolo astratto
-------dopo lunga macerazione sul balcone della nonna












mercoledì 29 aprile 2020

materia perfetta



...materia perfetta divina materia
m'aprono le tue semisfere ninfali o tantriche
una finestra o qualcosa del genere sullo sphairos perfetto
così in te lo sguardo tradisce il mondo
in disperata furiosa ascesa o ascesi
e non solo lo sguardo...








lunedì 27 aprile 2020

canto



Ora conosco quest'azzurro, mordente, dolce fluido
    delle mie vene, capillarmente composto
     e l'essere, invenzione continua,
    nuovi versi, nuove cantilene,
esplorando lo scatto l'assoluto, lo spirito, l'immaginazione,
fuggenti cervella anfibie compresse fra le tempie del mondo
fenomenica scatola il cranio
  Una prassi d'immediate demenze m'insegnò a camminare
  svalutando la morte, sola meta l'esistere in una sinfonia prolungata
    semplici dinamiche del camminare stare fermo,
    stratosferico destino
     infrastellari pluridirezionali traiettorie.
      E le bizzarre proposte degli idealisti ronzeranno
       all'orecchio, mangiando, fumando, respirando la vibrante
  energia che li sposta sotto l'arco degli astri
    riflettendo il loro unico volto in acque, miraggi desertici,
    lontana visione.
  Anche con testa di scimmiotto sacro o cinocefalo babbuino,
  dispersi in ablativo assoluto, i pastiches, i pastis,
   le tette, che non finiscono più, cioè continuano,
gli haiku, l'elusiva monomane declamazione,
  il lattiginoso capezzolo del self service,
   fresca menta acquatica, gorgheggio,
     le lance spezzate, gli hamburger,
intromissione metereologica dell'oggetto in questione
  surriscaldato, lontana presenza
  con lo squarcio platonico di imagination au pouvoir
   nei gialli allucinati di Van Gogh
      lo spazio, gioco, avventura del grande nulla panclastico.
       matrice d'eros e tanatos
        con folle recitativo a trecentomila km al secondo
         ruggente gorgo del suo cavo immenso utero;
          entra di testa
           E. A. Poe fuma un sigaro,
   su e giù per l'Essere Reale, mandala sprigionante vapori
oppiacei;
in spazi sfavillanti vive la mia favola:
  i colori, il tangibile linguaggio di arabeschi
l'ineffabile vellutata carezza.








venerdì 17 aprile 2020

rinvii



Tre le porte che aveva attraversato: la vacuità, il senza carattere, la non presa in considerazione (fu allora che divenne invisibile, tale e quale un blocco d'inchiostro, avendo guardato a lungo in un abisso era accaduto che quest'ultimo si era messo a guardare in lui). Un nimbo d'ombra lo splendore della paredra. A margine di un mandala tibetano esposto in una sala di museo della capitale francese: il quadro è a Parigi, ma è soprattutto Parigi ad essere nel quadro. Riferibile a ulteriori quadri, in altri luoghi: essi non sono formati dai quattro elementi, dunque sono reali, sono uguali nel principio, nel mezzo e nella fine. Riferibile anche agli esseri: che non nascono, né sono prodotti. Per di più non vi è né altri né me, e la trasmigrazione non merita considerazione alcuna. Sprofondò così da una fissità apparente nel sonno ove vide come eliminare le pratiche degli esseri, tutte: così coltiva la pazienza. Né vi era un compito finale, solo siti d'ascolto; tartaruga fatata o divina frafalla le forme visibili dell'amore. Vide le carte di riso ingiallito e spiegazzate. Il vento le sollevava le lunghe gonne sottili e quasi trasparenti, in un luogo simile in parte ai giardini del Lussemburgo, quando si chinava nel gesto di pulire il pavimento quasi le sgusciavano i seni dalla camicetta, del suo sedere largo al fondo e così soffice forse già aveva detto Breton sillabandone la pienezza raddoppiata di nuvola; altrove a materializzare tale voluttà femminile, irraggiungibili pensò i pianeti delle orse con i loro mari, monti, stanze scaffali e scansie, meglio dirne i sostituti in un interminabile film, catalogo a programmazione ininterrotta, in testa e da lì per l'intero organismo il suo beato flusso d'informazioni scorreva con l'innocenza di una poesia e di chi malgrado tutto si ritrovasse a scriverla ad esserne scritto, Giardini di Naxos, forse il rumore del mare. Condotto da Dei percorse moltissimi centimetri fra le colline e le casette incantate, filari delle vigne, come a dire: sospeso giardino di miraggi.








martedì 14 aprile 2020

daccapo


Daccapo. Desemantizzazione e deideologizzazione le parole chiave. Da prima e oltre le loro versioni rassicuranti e cosmetiche, declinate in neo e post. L'antiracconto. Probabilmente le istruzioni dei ragazzi selvaggi di William Burroughs: "Le sequenze narrative sono precedute dal titolo sullo schermo e poi mi ritrovo nel film. La transizione è indolore come entrare in un sogno. Il peep show strutturalizzante può sparpagliare la narrativa e poi mi ritrovo davanti allo schermo e mi muovo dentro e fuori di questo". Tutto questo contro le illusioni del referenziale, dell'esemplare, del significato prestabilito, della comunicazione diretta, del voler dire. Dunque il soggetto non è la figura, né l'istante-caleidoscopico e vertiginoso dell'immagine (costituisce quel cortocircuito prodigioso in cui tutto diviene riconoscibilie; si tratta all'opposto di linee divergenti da sé stesse, stornamenti senza fine all'interno della pura perversione del divergere, nelle  finzioni tortuose che fondano il divertimento. Duplicemente caratterizzato il clima in cui avviene ciò: regime di perpetua transizione al caso e riciclaggio infinito, con oscillazioni perpetue fra la fiaba denarrativizzata, la comunicazione simulata, il puro rumore dell'interferenza entro il quale l'opera si pone quale epifenomeno residuale di un processo comunicabile solo in absentia, lateralità d'uno scarto d'irrevocabile secondarietà. Infine: scorci di atrocità pura, quel che non andrebbe né figurato né detto, e che, quand'anche venga mostrato continua ad appartenere all'irrappresentabile, a tutto discapito delle evidenze esteriori. Di ciò si è gia detto, recentemente, della pittura come sottoconversazione e gaffe, dell'arte quale silenzio ricavato dalle immagini più chiassose. Rumore su fondo di silenzio, rumore che torna al silenzio, dopo essersi mostrato nell'inganno ora soave ora insostenibile delle apparenze. Una cartografia, virtuale, dell'isola che non c'è. Identificazione del prestanome come di un virus sconosciuto.









venerdì 10 aprile 2020

il demone della scena



vedi Archimede, De incidentibus in Fluido, lib.2, un corpo di qualsiasi altra forma, girante in un vortice, offre maggior resistenza ad essere succhiato, il timbro di quella voce non era di uno solo, ma di una moltitudine di esseri; da sillaba a sillaba entro le mura di Tolemaide, il demone della scena con i piedi rivolti all'urna, bevevamo senza fine; un sistema radicale, semplice, pulito, non dava il minimo fastidio