sabato 20 ottobre 2018

(quartetto) swapping


Pièces che diano gioia, fra hard core ed una soffice prosa astratta: spintrìe. L'ordine è un'attività.












mercoledì 10 ottobre 2018

appare


Appare. Tocca subito gli spiriti, oltre illusori diaframmi e membrane oltre ogni atmosfera che mente, e mentono sempre. Dice: "quanto passa dietro questa fronte non è tuo - in brevissimo tempo vedere". Per ora registrare l'accadere all'infuori del vederlo, un puro guardare che sconfina nel sentire.
Appare. È fuoco che fiorisce sulla terra, circondandola, ne è circondato, non si sa che sia questa corolla fiammeggiante.
Mentre reciprocamente si mangiano e danzano cielo e terra, è il guizzante sorriso a dischiudere luce argentea, ondeggiando come per dolcezza di vento, sono carezze, al di qua di ogni traduzione, al di qua è un'ipotesi, "danza roseo chiffon, striscia nella ventata", ecco: sempre più lontano da ogni segno dell'occidente, per lo meno da quello diurno, e non vi è che un occidente diurno. Stomaco dorme dietro il plesso.
Appare. Tocca subito gli spiriti, avanti alle luci indefinibili, c'è del verde, coltri cristalline invisibili se non di profilo, come ricurva liquidità incisa, navigano, ad una velocità non finita.
La trovo nella parola interminabile di una veglia, in felici sospiri e sorrisi, nello scintillio di sguardi innumeri. Cosa succede se il numero smette di rappresentare? Succede che è. Si sciolgono piedi, caviglie, polpacci, ginocchia, cosce, nella curvatura infinita, non si sentono più, il cervello teatro, molteplice schermo insostanziale, riceve.
Nella sua esattissima fino alla mostruosità ebrezza, incede.
Il disco di rame brilla, i riflessi che dà sono atipici, quasi di luna (ed è incredibile che). Qui, per una principessa in pericolo di vita, a trascrivere nonsochesia.
Incede. Il suo moto circolare non si chiude.
Non un diritto, non un rovescio, ci sono ambedue.
Non "ciò che si può connotare".
La sua lucidità inimmaginabile e la sua ebrezza profonda non sono per essere distinte, senza continuità o soluzione di o della, niente all'infuori di questa miriade di prodigi librantesi oltretempo, esso il tempo può distruggere tutto, e lo distrugge, ma può essere distrutto, e viene distrutto, vedi come e quanto mirabile esserne recettore, e questa è la trasmutante onda, è il non fermarsi. 



venerdì 5 ottobre 2018

al puro moto



Al puro moto dell'immagine ferma:
Un angelo perpendicolare al terreno ormai privo
Di designazioni geografiche e territoriali libero da ogni peso



martedì 25 settembre 2018

quali brividi...


Quali brividi traversavano l'arco dei giorni le coltri
Delle notti in che veglie frazionate - nuda la figura nel più
nudo dei misteri.
Il piede scarno e l'ingenuo tallone a calcare il
Grigio del suolo pietroso a che selva a che sogno
A che vuoto volgeva nuda la schiena da chi
Che cosa come per sempre posseduta.









sabato 15 settembre 2018

contromovimento


Condotto da Don Cherry mediante una trombetta di plastica acquistata ai grandi magazzini, nel reparto giocattoli, tutto il contromovimento. Ultrametafisiche le sferoidi e perciò infemminentesi ad oltranza; datemi un corpo datemi un cervello attraverso lo schermo nella sala buia senza secchezza di una pagina, superficie reversibile dell'immagine-tempo in cui tutto si arrestava come dissolvendosi, epistola a Cangrande sulla restituzione alla beatitudine di tutti gli esseri.



lunedì 10 settembre 2018

musica per orchi - interludio primo




interludio primo, da franz kafka: non c'è bisogno che usciate dalla stanza, restate seduti alla scrivania ad ascoltare, non ascoltate nemmeno, aspettate semplicemente, non aspettate nemmeno, il mondo vi si offrirà liberamente per essere smascherato, non ha scelta, rotolerà in estasi ai vostri piedi.




mercoledì 5 settembre 2018

musica afroditica...


Musica afroditica ben ritmata empiva la notte
Di un tratto le danzatrici del capitano achab si alzano
Si tirano su le lunghe gonne fra un generale strbuzzio d'occhi
Si avvinghiano nella musica strette
Il culo della più bassa premuto contro
Il pube della più alta sinuosa bionda
Ed è tutto un vorticoso ruotare di fianchi
Seni contro schiena occhi negli occhi
Sorrisi d'intesa mani invisibili ad agguantare il nulla dello spettatore
La coscia dell'una fra quelle dell'altra mani nelle mani
Le bocche vicinissime avvinghiate così per lunghissimi minuti








giovedì 30 agosto 2018

dentro le ventiquattro ore


tracy lola o camilla, il suo nero corpo d'amore in un film fra queste d'amour e pantomima da menade, sullo sfondo di un codice orfico, quello della contrabbassista amica del cuore, Mingus in versione secca al femminile, votato al trasporto saffico; dalle note finali allo sbattimento dei ciak nominativi si suggella (forse) il carattere di commedia e senz'altro di finzione della scelta dei partners, sia essa monogamica o no, un gradino più giù, volutamente, delle sofisticate problematizzazioni di Broadway; la fisicità sessuale dirompente non è mediata dall'ornamento, ma è posta essa stessa come ornamento, e quest'ultimo è un mezzo di scrittura. L'archetipo musicale, invisibile, connette le energie in campo. Questo la sera prima. Erano in tre nel letto a tre piazze, fratello, sorella ed un'altra donna ancora. Questo la sera prima, come già è stato detto.
La aprogettualità estensiva e multipla dei mezzi di comunicazione, in cui si sovraespongono Mozart ed una nota di Giorgio Colli, in un fine settimana del tutto incentrato sulla particolare singolarità di un carattere - il tracciato un marker autografo edizione francese. Lo tuo piacer prendi per duce e amor che con quanti denti morde. Incentrato, il week end, sulla particolare sfumatura di un carattere, fra un sogno senoi ed una metamorfosi ovidiana. In quanto a Peter Greenway, il ventre dell'architetto: non abbastanza denarrativizzato, cioè ricondotto all'anarchia dei suoi motivi, riproduzione, immortalità, storia o quel che ne resta, infine la commedia tremenda delle somatizzazioni.



sabato 25 agosto 2018

lode al quarto passo


Lode al quarto passo al quarto verso
Al quarto piede dai talloni impolverati della canzone in tre versi
Dalle versioni divergenti.
Lode al quarto piede dalle piante arrossate, che c'è e non
Si vede, al di là del pulviscolo e
Dell'etere del cosmo.
Lode al suono che non si ode se non
Di rado che carezza il dorso nel brivido
Senza fine dell'illusione cui è parte.





lunedì 20 agosto 2018

che ali si dispiegassero...



Che ali si dispiegassero in quei sorrisi e
Quali caviglie sontuosamente si mostrassero
Nella copula dell'ingenuo tallone e del pavimento
Per l'appunto l'insieme perduto dell'occhio
Del didietro e del piede che ombra
Invisibile calzasse la luce quali
Tenebre si coricassero in un'oscurità
Vellutata e già detta tre volte
Oscurata su nudità sette volte denudate








mercoledì 15 agosto 2018

atti di giovanni


«Al tutto è concesso in alto di danzare. Amen. Chi non 
danza non sa cosa succede. Amen. [...] Se tu segui la mia danza, osserva te 
stesso in me che parlo […]. Tu che danzi, comprendi ciò che faccio» (Atti di 
Giovanni, in Apocrifi del Nuovo Testamento) contro il mucchio di fatti della coscienza che pretendono di essere indiscutibili dati, anzi soluzioni, contro la certezza che pretende di erigersi ad assoluta universale verità, contro la confusione fra fatto e immediato, contro quella fra certezza e verità



martedì 7 agosto 2018

da recessi segreti...


Da recessi segreti del calamaio crogiolo o matraccio animatissimi
Balzano emblemi di furori erotici farfalle uccelli variopinti
In preda al delirio amoroso variando all'infinito l'iter compositivo
Nel transito da un punto all'altro della ruota un luogo solo
Invisibile in movimento ovunque.









lunedì 30 luglio 2018

compieta


Compieta la scacchiera rovesciata
Una partita con un pezzo solo non
A caso i dadi aboliti perciò così belli e così rotondi
Carte ritornano a linee invisibili
Figure coperte da pochi teli un libro volatile
Ora posato sul leggio le palpebre socchiuse le reni
Che si inarcano appare imprevedutamente
Perdutamente a seguito di inenarrabili e pur
Narrate tristezze che vi dileguano



mercoledì 25 luglio 2018

parafernalia vii


(il sublime è adesso)
il bianco al centro vuoto del foglio
di una parete di una tovaglia:
Ne irradiano incantazioni di là dall'acefalia
sdoppiata ai
Lati e della piaga invisibile di amfortas
dentro la
Parete invece un abaco un battito d'ala un
soffio un passo
In sospeso qui ancora la morte e da che iridi
emanasse il vuoto
Luminoso ed in quali si riflettesse la morte
ancora qui
A tergo risuona il nome:
che pone termine alla morte - angeli proseguono
e demoni
e maghe in un trasparire di seta un calare di
tenebre su
sfarinarsi di gessi e tremolio di cere
sussiste un algoritmo
- lieu nul l'opera è nel foglio ma il foglio
non è nell'opera
abbozzo spaventevole essi stessi sui piedi
seni sul
posto senza muoversi luogo nullo










venerdì 20 luglio 2018

parafernalia v



La parete dentro la stanza
Un abaco la parete
Dentro la parete una danza
La stanza un abaco a venire libri d'ore ove
Dilettosamente finiscono i tempi in un niente
Di niente