mercoledì 20 febbraio 2019

la vida, esto capricho


La vida, esto capricho,
una giostra di capricorni danzano in cerchio
il cerchio non ha centro,
la notte dell'equinozio d'inverno,
nel bianco, nel nero.
Scese dalle stelle al gelo
non c'era la luna nella notte
fra il ventiquattro ed il venticinque dicembre
ma una chioma giocava fiamme nella tenebra.
Di lì a poco l'anno, il piccolo anno
morì, alcolizzato di champagne, il divoratore
scalava ertissime rocce vomitando nell'eone più grande
sempre più grande, furono movimenti come d'un orologio ubriaco
intorno alla bambola del grano.
Jack Frost avanzava nel turbinìo dei fiocchi,
la macchina era bloccata in risate di neve
macchie dischiudevano felicissimi orrori
l'estinzione dei corvi nel pallore mortale del cielo
lasciò il posto alle ancelle del sabba, alla clessidra bloccata
.........incompleta (capricorn only?)
       il cinque ottobre millenovenìcentosettantotto alle ore quindici e trenta fin verso le sedici - amen




venerdì 15 febbraio 2019

bentley


v w forse non conclude the waves. Le onde concludono lei: una coperta sulla testa; una coperta d'acqua, una coperta di onde. Ofelia restituita al sonno delle acque per troppo e per tropo di amore e di alcool, me sono.

Già l'efesino in acqua ed in fuoco rivelò l'universale dissolvente. In riva al fiume Virginia lasciò in eredità cappello e bastone. Contro di te, o morte! Contro di te, o morte lancerò il mio cavallo, fino alla fine, che non verrà mai. Uno degli ultimi cavalieri della tavola rotonda, forse lancelot del lago, o più probabilmente galvano, sprona il destriero, né vi sono più regni da barattare con cavalli. I cavalli non hanno prezzo, sopravvivono a tutti gli eroi, a tutti gli eoni. Tutto brucia nella parola dilaniante e nella musica dolcissima di si sa che inno. Nella cesura metrica brucia d'amore purissimo il corpo perverso polimorfo e la pelle si apre ad un'estasi di freschezza. Parole come fiori, tagli appena percettibili instaurano differenza. Di fuochi qua e là dislocati (i'll trip your trap è l'ermeneutica, il ta'wil) come di tutte le apparenze è fatuità il rivelare la fatuità. Infin che il mare fu sovra noi richiuso.
Gelide stelle in cielo, in un cielo spalancatissimo, fra J joy and chesterfield si discute sul problema di moltiplicare al (alex, alejandra, alice, alistair) al non si sa quanto, come, dove, a più che ogni dismisura, comunque.
L'amore, con mucho dolor, che è poi un mucchio di dolore, ridere così, tutta la notte. j, drogato di morte, la uccise infatti con la violenza e con il veleno (egli uccise la morte).

Mani incollarono e dipinsero questo in una quieta mattinata di settembre. Erano quelle di paul laino miroir miroir.

Voce del verbo, il cui coltello senza lama taglia il manico, e sé stesso, a pagina qua, a pagina là. Fra un po' amache e liane oscilleranno in beatitudini eternamente attese. E vi sono tre figure a comunicare e ad agire, l'heroe come daimon e come prometeo, l'angelo come allontanamento astrofisico contemplante, hermes come demiurgo degli scambi e pusher di morte bianca; all'interno del labirinto generato dal grido e dal filo-scrittura di Arianna, essi non possono stare: non c'è un interno, perché non c'è un esterno. L'artificio incorpora tutto e tutti.

TTQ: descrivere quest'orgia di figure con parole e segni del tutto minoritari; un problema di economia testuale, libidinale. Un problema di economia poliltica, insomma.

Io e j, nell'anno di grazia settantasette avemmo ed ancor oggi patiamo una svista a proposito del conte e del marchese; l'uno voleva che l'universo fosse un solo grande ano celeste, l'altro, acosmista come Spinoza rimpiangeva di non poterlo sodomizzare (a proposito anche del concetto di [...] in benedictus baruch spinoza

storia del triste e malinconico paul lainò: il bambino con bentley scoperta ed autista va a scuola, il ragazzo raddoppia una strage che avvenne ben dopo, il pittore disegna dipinge incolla


domenica 10 febbraio 2019

invisibile ornamento a nome rahu


cucitrici chine su macchine a pedali, tessitrici ai loro telai; sognatrici e sognate nella memoria di ananke - ma quanto nero, maestro, in questa tela, e dappertutto. Dove sei tu 

moire, spettinate vulve dall'ombra 

fiorisce, anche in giocattoli rotti o perduti - il linguaggio, dimora del non essere, un disabitare insostanziale, atemporale erinne lo stile, che si deduce da una pura assenza (pressioni del destino, depressioni della coscienza)

quando nel gioco spensierato collassa qualunque distinzione fra emittente e ricevente, dal materico estrapolato il virtuale, epochizzata di fatto la fittizia unità della rappresentazione

Fiori secchi. Presse. Laminatoi. Miniature. Una nera ragnatela d'arte, denaro sesso, che riflette come da lontano i colori splendenti di una pittura spasmodicamente inseguita da tutti per tutto il corso del libro


Favola e poesia si muovono in uno spazio superiore all’accadere,nella chambre double,stanza paradisiaca-la poesia sogna contorni di territori che non si raggiungono in vita.








mercoledì 30 gennaio 2019

elogio della neotenia - legenda - allegoria degli epistolari e degli intertesti


ELOGIO DELLA NEOTENIA
LEGENDA
ALLEGORIA DEGLI EPISTOLARI E DEGLI INTERTESTI, con epigrafe da queer: uno che fra la vita ed il lavoro aveva scelto lo scrivere; e ripresa di alcuni pensieri, da nietzsche: il nostro mondo, nella sua totalità, non è che la cenere di innumerevoli esseri viventi; e per quanto il vivente sia poca cosa rispetto alla totalità, resta comunque il fatto che, già una volta, tutto è stato convertito in vita, e continuerà perciò ad esserlo. Guardiamoci dal dire che la morte sarebbe opposta alla vita. il vivente è semplicemente una specie del morto ed una specie assai rara. ulteriore epigrafe, da julio cortazar: non è altro che la remota, insistente voce con cui certe correnti del buddismo, del vedanta, del sufismo, della mistica occidentale, ci incita a rinunciare una buona volta alla mortalità.
inoltre, da hegel: quella vita che sopporta la morte ed in essa si mantiene è la vita dello spirito.
(drin drin drin): i nanetti si son svegliati, nel silenzio spettrale di cuneo, così innominabile che qualcuno dovrà pur dirlo, fosse pure in un haiku, nel frammento di un incantesimo o nella cantilena di una antichissima cerimonia, allora scrivere, non c'è altro da fare, lo scrivere pone fine a questo altro e al fare in sé, in una fuga senza fine da questa noia ignobile, invece un luminoso gioiello, lo splendore dell'ignoto e milioni d'ignoti splendori, per eccellenza musica, fate presto prima si muti tutto in merda, per oggi basta, non sarà mai un oggi, questa ed altre storie a rallegrare la sfinitezza dell'anima, cercatelo, dove si raccoglie completamente, nelle sue candide iscrizioni su bianco, là tutto è notte, nyx, il passo da erebo a eros, fra illusorie striature d'incandescente titanio
     ovunque non sia, altro non sarà dato oltre quella perfezione che s'annienta di continuo di là da sé stessa, in sé così racchiusa, una lettera ornata a decorare il nulla che continua e continua








martedì 15 gennaio 2019

musica per orchi



musica per orchi, interludio primo, da franz kafka: non c'è bisogno che usciate dalla stanza, restate seduti alla scrivania ad ascoltare, non ascoltate nemmeno, aspettate semplicemente, non aspettate nemmeno, il mondo vi si offrità liberamente per essere smascherato, non ha scelta, rotolerà in estasi ai vostri piedi.



domenica 30 dicembre 2018

legenda - allegoria del simulacro autobiografico


johnny 23: essendo per lui il sigaro una fonte di calma magica precisamente, nell'istante esatto né prima né dopo alcun minuto il paesaggio o antipaesaggio di colpo illuminato vi danzano linee lettere figure colori senza nulla rappresentare vivida l'ombra vi canta in zampilli di puro piacere il gaudio ne beve lo sguardo di tanto fulgore finché la luce si spense e fu buio, sia allora il celestiale fin dentro un cuore malgrado sé ancora. planetario a splendere e risplendere dicendosi in un canto di silenzio altro non potendosi dire che un'epigrafe finale, da andersen, all'udire quel canto anche la morte si arrestò











giovedì 20 dicembre 2018

la morte del primo scorpione


probabilmente fioriva oltre la grata la curva iridescente
intorno ai monti (il veleno che portava nella
coda essendoselo inoculato anni prima
terminava di circolare e doveva essere così
il defilarsi dei motivi, erba e
luce, tremule, liquide
all'occhio.


sabato 15 dicembre 2018

aegyptiaca


L'angelo dal corpo come folgore alexandria nelle coordinate dell’apparenza lei subitissimo penetrata da tre lati nella successiva demoltiplicazione  di traiettorie posture come dove quel che cercasse e già da sempre avesse trovato, nelle periferie aride e disadorne di qualche ss Gerusalemme così presa in faccende di offenbarung esercizio, askesis, nella curva di ritorno fra sé e sé lei lì blu dal godere nel disegno di un sogno, il fallo d’oro da silenzi desertici e dal buio pestissimo non essendoci
più alcuna coscienza per conservare almeno il ricordo di quel moto effimero attraverso qualche tratto subito cancellato - il verbale abrogato che essi accaddero cioè nulla




giovedì 13 dicembre 2018

la lettera cinese di e. pound attraverso i cantos




Confucio era solito trarre, da ogni singolo verso di un'ode, insegnamenti vasti come sistemi e dettagliati come trattati filosofici; Pound aspirò, in ogni proprio verso, alla dimensione dell'ode, questo il suo progetto, il suo invio. Ogni verso è universo. Di questo risponde ogni lettura poundiana. Il rigore dello scriptor: fedeltà alle immagini. Va da sé che nel moderno la fedeltà alle immagini volga in defigurazione, fatalità vuole che vi siano sempre in agguato un Bacon, un Giacometti, un Picasso; un Ezra Pound o un James Joyce. Epifanie del moderno. Ogni trasmissione è tradimento: si ipotizza l'identità di un messaggio laddove vi sono pure differenze, singolarità irriducibili. I segni del nuovo, i soli capaci di richiamare in scena quanto da antichità remotissme si teneva come perduto. Per brevità si dice: il mito. Il mito è una parola. Una parola è una lettera. Come accade questo nei Cantos? In un dire: la pluralità del testo mitico si mostra, nella fanopea dei Cantos come in Finnegan's wake non sotto la forma sistematizzata di un qualunque ordine narrativo, ma attraverso intensità ritmiche che la scrittura mira a rendere percettibili nel corpo della lettera. La storia, incubo joyciano e da ultimo - per Pound - irrecuperabile cumulo di rovine, deposito infernale, si dissolve in immagini e segni; mythos ed epos si traducono in figure immobili, circolarmente disposte verso una traiettoria di fuga, in tutti i sensi della parola fuga. È un borgesiano altrove, la lettera come aleph, il nessun luogo in cui tutto converge.
Fantasmi cinesi attraversano i Cantos fin dall'inizio. Il primo in ordine di apparizione non è però, come ci si potrebbe aspettare, quel Confucio non privo di stereotipi del quale il Pound "politico" ama assumere la maschera, ma Zhuangzi, uno dei massimi esponenti del taoismo classico, in tutto e per tutto antagonista del confucianesimo; questi viene evocato nel c. 2 sotto il nome di So-shu:

So-shu churned in the sea.

Più in là, nello stesso canto, il tema taoista viene ripreso ed amplificato in uno scenario macrocosmico:

So-shu churned in the sea, So-shu also,
using the long moon as a churn-stick...

Si tratta di una presenza la cui irruzione pare preventivamente porre tra parentesi l'ortodossia confuciana tutta, successivamente dichiarata; consente di leggere infatti, lungo il sintagma dei Cantos, due distinte modalità di impiego nella letteratura cinese: l'una esemplificatrice, precettistica, pedagogica, ove il carattere riprodotto aspira allo status di mot juste, in sintonia immaginaria ed immaginata con la dottrina della rettifica dei nomi (zheng ming); l'altra volta alle risorse poetiche di una scrittura che è segno, ben prima che vocabolo. L'aporia del confucianesimo linguistico di Pound pare proprio nascere dal semplicissimo fatto che il significato di un carattere cinese muta a seconda del contesto: si tratta di un'aporia subita inconsapevolmente, destinata comunque a rigenerare la lingua poetica di questo secolo. Se ne trova un indizio letterale nel primo carattere riprodotto nei Cantos, xin (c. 25) al quale è affiancata la lettura:

CONSTANS IN PROPOSITO...
JUSTUM ET TENACEM

dopo un rimando a Morse nel verso precedente; piaccia qui ricordare che xin indica, oltre che "sincerità", "fiducia", "credere in" etc., "una lettera", "notizia", "invio", "corrispondenza"; e che la semantica esplicitata nella frase latina - spazio deformante della traduzione - è pochissima cosa in confronto alla portata che il carattere assume quando se ne colgano le insite stratificazioni. Si deve probabilmente al reiterarsi di tali dispositivi di senso il passaggio da una competenza sinologica fin de siècle (quella ereditata da Fenollosa) al riuso, in chiave compositiva assolutamente moderna, dei segni di una tradizione remota, che qui paiono assumere la funzione dell'oro e della luce nelle icone bizantine. Pare appunto quella Byzantium di Yeats che Pound disdegnava in quanto paradis artificiel, artificio dell'eternità; identificata sul versante cinese secondo il solito doppio registro: sogno imperiale e metafisico della luce e dell'immoto, desunta quest'ultima dal più metafisico dei classici confuciani, lo Zhongyong e quello maggiormente imbevuto di elementi taoisti fatto coincidere, in sede di traduzione e riscrittura, con l'ambito della speculazione neoplatonica che gli fu più cara (Riccardo di San Vittore, Gemisto, il Plotino rinascimentale). Sono questi i processi che costituiscono l'experimentum. Tale tradursi di tutto in figura comporta all'interno di ciascuna di esse altre figure e così all'infinito: al carattere xian (composto dai radicali del sole, dei fili di seta e della testa) tratto dallo Zhongyong è associato l'omnia sunt lumina dell'Eriugena, epifania rinnovata del moderno, mediante i segni dell'antico. La riduzione della qualità mitica ai più antichi rapporti fra suono ed immagine che secondo Jesi accomunava i Cantos e Finnegan's wake, si espande nella lettera. Da ciò, in entrambi, un andamento paradisiaco della nominazione, analogia dantesca, paradiso del linguaggio, quello stesso che dalla frase di Valéry si riversa nel poema di Lezama Lima e altrove. Indicazioni precise vengono offere dallo stesso Pound: lo splendore celeste è richiamabile "col ripetersi una dietro l'altra tutte le cose belle conosciute". Il tema estatico del paesaggio sinogiapponese del cosiddetto "canto dei sette laghi" e il motivo di Kuanon-Guanyn filtrato da uno stilnovistico troubar ("la donna contiene tutto il catalogo, è più completa; ella serve come una specie di mantra") paiono confermare questo tracciato

C. 29: And a world is coverted by jade

Non diversamente la Yourcenar di Novelle orientali: "Il pittore Wang-fo e il suo discepolo Ling disparvero per sempre sul mare di giada azzurra che poco prima Wang-fo aveva inventato".
Ezra Pound, da Roma, 8.1.1938: "L'inglese è a metà strada fra le lingue flessive e il cinese". Forse questo è il punto di crisi, da intendersi come turning point che determina il cammino metamorfico e commutativo dell'invenzione del linguaggio nei Cantos, da sé a sé, e la comoedia tutta del moto ascendente e discendente fra inferi e paradisi. Sontuosissima ed essenziale maschera, quest'ultima, per dantesche anagogie della "luce indivisa" e dell'"immoto interpenetrante le dimensioni euclidee"; artifici dell'eternità, le immagini degli dei (trattenute nella scrittura e nel suono), come i mosaici bizantini, conducono l'anima ad immergersi negli splendori della contemplazione. "For the seven lakes, and by no man these verses": così principia il c. 49 che si chiude con

Imperial power is? and to us what is it?
The fourth; the dimension of stillness.
And the power over the wild beasts.

Nulla di più remoto dal "confucianesimo poundiano", da qualunque scienza di governo, buona o dispotica che sia, da ogni economia produttiva ("they are a people of leasure") o rappresentativa imposizione di imperativi categorici. Epos della fuga, in tutti i sensi della parola fuga. Di tale fuga i Cantos sono probabilmente la partitura, essendo ogni letteratura autobiografia: anzitutto del lettore. Il motivo paradisiaco del c. 49 prefigurante quelli dell'ultima cantica, pare che derivi da un libro a soffietto giapponese in possesso dell'autore, contenente otto raffigurazioni paesaggistiche lacustri accompagnate da iscrizioni; nel pieno del ciclo altrimenti dedicato e intitolato alle riforme leopoldine, uno splendido apocrifo apre così le porte su altri universi.
Un dichiarato e proclamato spirito antitaoista ed antibuddista, mutuato di peso dal filosofo neoconfuciano di epoca Sung Zhuxi in nome dell'ortodossia, non ha impedito a Pound di darci frammenti di estetica wabi nel c. 49 (semplicità, povertà e isolamento ne sono i canoni informatori, di chiara derivazione taoista e zen); né tanto meno di porre in una posizione di massimo rilievo in quel pantheon femminile che per lunghi tratti sono i Cantos la figura di Kuanon, derivante dalla cinese Guanyn, personificazione femminle polimorfa del bodhisattva Avalokitesvara.



C. 87: nella 3^ sfera non discutere
su cui, il loto, la bianca ninfea,
Kuanon, le mitologie
noi che abbiamo varcato il Lete


C. 90: dal vento sotterraneo
m'elevasti
per mezzo del grande volo
m'elevasti
Isis Kuanon


C. 84: e in questo giorno l'aria si aprì
per Kuanon di tutte le delizie

Siamo con le invocazioni, le litanie e gli inni, ad una ulteriore metamorfosi di Avalokitesvara-Guanyn-Kuanon: dopo quella estremo orientale, dalle regioni dell'India e del Tibet fino al Giappone attraverso la Cina, a quella estremo occidentale dalle connotazioni isiache e afroditiche, energia unificatrice della natura e liberatrice dell'anima. La restitutio in integrum della Guanyn cinese (Kuan-yin nella traslitterazione poundiana) pare però accadere nel c. 97, ove il verso "Kuan-yin alla balaustra d'oro" è sovrastato dal carattere cinese ling, composto dal radicale della pioggia (yu), da quello della bocca (kou) ripetuto tre volte sotto il primo ed infine nella parte inferiore dal carattere indicante lo sciamanesimo (wu). Quest'ultima componenee è sottolineata dal poeta nel c. 104 scrivendo prima ling e richiamando successivamente il carattere wu, Nello stesso canto una successiva fanopea è associata al medesimo carattere:

Di cielo blu e di gatto selvaggio
Pitonessa
i piccoli seni neve soffice al di sopra del tripode
ling sotto la nuvola
le tre voci

Dopo infruttuosi tentativi di assimilare ling, designante una forza magica, alle virtù confuciane e alla great sensibility che fonderebbe le dinastie, Pound fornisce qui una impeccabile sinoetimologia, leggendo alla lettera i due radicali superiori presenti nel carattere. Da tali inquadrature frammentarie, forse all'apparenza periferiche è possibile risalire alla profonda duplicità che anima in Pound l'impiego dei caratteri cinesi; vi assegna da un lato (quello più vistosamente coglibile) una funzione pedagogica, didascalica ed illustrativa, che nei cosiddetti "canti cinesi" tenta addirittura di esplicitare in chiave storiografica ed annalistica; dall'altro - e sono i casi meno evidenti e i passi più intensi, usa l'ideogramma come mezzo di poesia; xenoglossia intensiva, né più né meno che nel poco amato Joyce del work in progress, abbattimento delle barriere istituzionali della lingua, epifania del moderno, poesia che rischiosamente esperisce se stessa nel corpo della lettera. È il silenzio della scrittura, che in un succedersi di superfici derealizzate, accoglie un ritmo polifonico, chaosmos irriducibile a qualunque ordine che non sia il proprio. In questo senso i Cantos sono, come Beckett aveva compreso di Finnegan's wake, la cosa stessa e non la rappresentazione di alcunché; sono quell'arte (vi si comprendano Picasso e l'astrazione, musica e cinematografia nell'ambito delle cosiddette avanguardie di questo secolo) che ancor oggi, da molte parti si finge non esservi mai stata.




lunedì 10 dicembre 2018

estate del settantacinque


estate del settantacinque aperta umida ferita
Che vai pensando per i campi di luglio corvi che volano alto calore che
sale dal suolo
ronzanti stilemi blasfemi dalla scopa che solleva polveri dal
pavimento in terra battuta ronzare calura molle curva che morbidamente
s'indora nell'ombra azzurrina a cosa se stillano
non immagine o madrefigura
nulla
precisamente
nulla
cos'hai innestato?
cos'hai sostituito?
quadro cinese bimba cane
calma illimite del vuoto
in cima al pendio ove brillavano mine
brulicavano anime minestre ancestrali
"l'artificio più sterile e corrotto"


7 - 75



mercoledì 5 dicembre 2018

di noie paranoie nervi dilaniati...



Di  noie paranoie nervi dilaniati
Servi licenziati ubriachi allo sbando così sembra
Epperciò: sta nel poscritto nell'idiotismo
Nel cancellabile per sempre con tutta l'azienda.
All'impromptus per sfioramento la veste della fata
La carezza di un angelo il sussurro ininterrotto
Di un mistero lei là a pisciare sulla turca baciata
A lingua in gola che conduce alla vita eterna amen
Dg, almanacco, plateau, demoiselles  d'honneur
Hommage à Franz Schubert- ave maria-bloody mary








venerdì 30 novembre 2018

a occhi di angelo


a occhi di angelo e mani disabilitate al mondo, queste pagine di frasi che arrivano dopo il futuro, così si allontana la pavana con la sua strana grazia. Essa avanza, dolente e lontana, fra le seconde sfiorate e i gradi camaleontici. Qualcuno muore ad ogni passo. Non si sa bene chi. Essa porta con sé in modo indefinito il lutto di tutte le tonalità sfiorite, svanite prima della loro nascita. Una pavana per la tonalità defunta (ibidem). uno spiegone e che tu ci sei. Ogni scompiglio di memoria è un evento di scrittura. lo studio sistematico, per dare sempre più rigorosa coerenza alle norme delle evoluzioni fonetiche, nulla può dirci delle reali origini e degli sviluppi delle voci antiche Vi sono parole fatte fluitare dalle onde di secoli remoti; giungono intatte sino a noi, ma non si possono accogliere solo col suono delle loro sillabe, occorre auscultarle acutamente per sentirvi dentro il loro segreto, come in una conchiglia si ascolta l'eco di oceani abissali. una mappa-cartina post asia, portare addirittura alla città nascosta - antipunti di riferimento: per ogni segno una cecità - tanta lotta terrena non è che illusione, la terra come superficie immaginaria. oscurare la propria luce così da camminare tranquilli. 




martedì 20 novembre 2018

appare



Appare. Tocca subito gli spiriti, oltre illusori diaframmi e membrane oltre ogni atmosfera che mente, e mentono sempre. Dice: "quanto passa dietro questa fronte non è tuo - in brevissimo tempo vedere". Per ora registrare l'accadere all'infuori del vederlo, un puro guardare che sconfina nel sentire.
Appare. È fuoco che fiorisce sulla terra, circondandola, ne è circondato, non si sa che sia questa corolla fiammeggiante.
Mentre reciprocamente si mangiano e danzano cielo e terra, è il guizzante sorriso a dischiudere luce argentea, ondeggiando come per dolcezza di vento, sono carezze, al di qua di ogni traduzione, al di qua è un'ipotesi, "danza roseo chiffon, striscia nella ventata", ecco: sempre più lontano da ogni segno dell'occidente, per lo meno da quello diurno, e non vi è che un occidente diurno. Stomaco dorme dietro il plesso.
Appare. Tocca subito gli spiriti, avanti alle luci indefinibili, c'è del verde, coltri cristalline invisibili se non di profilo, come ricurva liquidità incisa, navigano, ad una velocità non finita.
La trovo nella parola interminabile di una veglia, in felici sospiri e sorrisi, nello scintillio di sguardi innumeri. Cosa succede se il numero smette di rappresentare? Succede che è. Si sciolgono piedi, caviglie, polpacci, ginocchia, cosce, nella curvatura infinita, non si sentono più, il cervello teatro, molteplice schermo insostanziale, riceve.
Nella sua esattissima fino alla mostruosità ebrezza, incede.
Il disco di rame brilla, i riflessi che dà sono atipici, quasi di luna (ed è incredibile che). Qui, per una principessa in pericolo di vita, a trascrivere nonsochesia.
Incede. Il suo moto circolare non si chiude.
Non un diritto, non un rovescio, ci sono ambedue.
Non "ciò che si può connotare".
La sua lucidità inimmaginabile e la sua ebrezza profonda non sono per essere distinte, senza continuità o soluzione di o della, niente all'infuori di questa miriade di prodigi librantesi oltretempo, esso il tempo può distruggere tutto, e lo distrugge, ma può essere distrutto, e viene distrutto, vedi come e quanto mirabile esserne recettore, e questa è la trasmutante onda, è il non fermarsi.