lunedì 7 settembre 2026

Innamorarsi del proprio sguardo. Soggetti








Palmizi fronde azzurro blu su fondo bianco a fuoco d'artificio, il giro di perle nere al collo e sottile argento circonda il polso, il fondo del dorso che la guaina incurva fra tantissimo lusso, le fitte anella, il cuoio scuro. Innamorarsi del proprio sguardo, questo guarda altrove, tempestato di rarefatti e lontani splendori, come la cintura di Urania o la biblioteca delle vacanze (più che opere i tracciati perversi della differenza). 

Un bianco che non era nessuna stagione, il muro fresco, colloso, spermatico; l'apertura dell'antica caverna da fissare a tempo indeterminato, fosse o non fosse una parete, così spalmata di lubrificante, forse Malevic od un'ambizione all'acromia, quel grande culo scontornato, si dice. Ormai parlava così: quello che arriva a questa mente; girante in tondo, consapevole chissà come di scioglimenti che si trovano in punti indefiniti. 

Si registra: sembra uno spazio domestico, invece è un fondale onirico, una molteplicità di scenari di sogno. Dispositivi cosiddetti di risucchio, che non sono. Non è pertinente parlare di costante entropica, trattandosi di stati fluttuanti, in relazione anche ad investimenti locali. 

Per nove anni sulla bianca parete della caverna tutto I'evento. XX sta per: emissione di seme. Qualcuno XX nelle galassie. O doppia Y. Codici defoliati, cercando la frase YY. Non: la mente è così e così oppure la vita è così e così. La parete si può dire spoglia, il luogo destinato della danza, una sottile nebbiosa serica cortina che vibra, dove l'anima vola. 

Le pagine subito dopo il blu si aprivano su di una fragranza perduta, un attimo dalla veste minima; quest'ultima: seta. Il sapore delle verdure era preciso come una voce lontana, ed il vino attendeva nella grande ampolla. Le pagine subito dietro il blu si aprivano su di una fragranza perduta, lo era già nel momento del suo scriversi là sopra. Parlarne è un indugio ritardante, tornare ad una promessa remota, recuperare chissà perché nell'effigie. Quel che vi si mostra: la non identità del medesimo e di se stesso. 

Intento al vino nel suo stanzino il vecchio vecchio che singolarmente aveva visualizzato nella nerezza delle rupi di Leucades Malevic ed altro colse al termine della caduta il vortice in cui ella si immerse, tsunami o tornado di sinuosa avvolgenza. Solo apparenze che si offrivano alle sfrenatezze sempre crescenti della sua immaginazione (lasciata cadere, inoltre conosco il significato di nessun posto da cui venire nessun posto in cui andare) entro una specie particolare di uniformità tipografica - compresso il tempo, oltre ogni pensabile misura (solo la metrica dilatata dei suoi brindisi).

Bianchi i vortici di bianche schiume, infine il mar fu sopra lei richiuso, bianco il calore che delimitava l'orizzonte degli eventi. Vide per un inteminabile scorrere di eoni una pura delizia, in cui a sua volta immergersi, dove affonda ogni fallo. Se fosse volgarmente parlando: sparita in un'altra dimensione? Per comparire in che altra? Si chiese se esistesse anche un passaggio della cisa in fiamme posta nella città dell'illusione per il luogo di cui non si può dare indicazione alcuna (altrimenti esisterebbe nello spazio), quel che se ne può dire è che è vicino. Non inizia con la nascita né finisce con la morte, è integra ed immobile nei suoi stessi abissi. Se fossero karmiche le ruote che stavano girando, si domandò anche, prima che si dissolvessero.

Fra pieghe di segreti e luoghi dell'anima cercate il regno, il regno è qui, tutto il resto vi verrà dato in sovrappiù. Bianca più che neve, in un paradosso estivo, attraverso lo specchio scuro delle acque, lasciata cadere, il mare un terso bitume, nessun luogo in cui andare, nessun luogo da cui venire.



mercoledì 2 settembre 2026

Sapphica minor



Lavorando (come al solito) su scarti, intolleranze, rifiuti, rigetti-avidi sogno morte, volgarità industriale, no me da pena nada; todo modo para buscar la voluntad de potencia.
Il racconto mette in scena una situazione fluida, senza termini fissi, che racconta sé stessa senza affidarsi ad un unico filo conduttore. Una condizione che non designa i propri limiti, semmai quelli delle altre, la parte prima, primo ciclo di sequenze. Al dunque.
Sono scene d'amore/hard core di natura c.d. saffica.
Amore ed hard core sono poi la stessissima cosa.
Due corpi. In una superficie ennedimensionale intrinseca.
Due amori.
Due silenzi. Due respiri allacciati in alcove di sogno, i loro nomi, femminili, non è dato sapere. Libere per le ore notturne da tutto il superfluo l'amplesso agile come l'acqua di un torrente di montagna, la velocità e quiete in una sintesi superiore. Luce filtra dalle veneziane socchiuse istoriando tutto quanto.
Sulla parete il dittico, la parte di destra raffigura la donna che si dà all'elefante, quella di sinistra la stessa che fa lo stesso con un cavallo.








giovedì 27 agosto 2026

contromovimento







Condotto da Don Cherry mediante una trombetta di plastica acquistata ai grandi magazzini, nel reparto giocattoli, tutto il contromovimento. Ultrametafisiche le sferoidi e perciò infemminentesi ad oltranza; datemi un corpo datemi un cervello attraverso lo schermo nella sala buia senza enfasi alcuna il filosofo, per questo si comunicava attraverso l'apparente secchezza di una pagina, superficie reversibile dell'immagine-tempo in cui tutto si arrestava come dissolvendosi, epistola a Cangrande sulla restituzione alla beatitudine di tutti gli esseri.




venerdì 21 agosto 2026

elogio della neotenia - legenda - allegoria degli epistolari e degli intertesti


con epigrafe da queer: uno che fra la vita ed il lavoro aveva scelto lo scrivere; e ripresa di alcuni pensieri, da nietzsche: il nostro mondo, nella sua totalità, non è che la cenere di innumerevoli esseri viventi; e per quanto il vivente sia poca cosa rispetto alla totalità, resta comunque il fatto che, già una volta, tutto è stato convertito in vita, e continuerà perciò ad esserlo. Guardiamoci dal dire che la morte sarebbe opposta alla vita. il vivente è semplicemente una specie del morto ed una specie assai rara. ulteriore epigrafe, da julio cortazar: non è altro che la remota, insistente voce con cui certe correnti del buddismo, del vedanta, del sufismo, della mistica occidentale, ci incita a rinunciare una buona volta alla mortalità.
inoltre, da hegel: quella vita che sopporta la morte ed in essa si mantiene è la vita dello spirito.
(drin drin drin): i nanetti si son svegliati, nel silenzio spettrale di cuneo, così innominabile che qualcuno dovrà pur dirlo, fosse pure in un haiku, nel frammento di un incantesimo o nella cantilena di una antichissima cerimonia, allora scrivere, non c'è altro da fare, lo scrivere pone fine a questo altro e al fare in sé, in una fuga senza fine da questa noia ignobile, invece un luminoso gioiello, lo splendore dell'ignoto e milioni d'ignoti splendori, per eccellenza musica, fate presto prima si muti tutto in merda, per oggi basta, non sarà mai un oggi, questa ed altre storie a rallegrare la sfinitezza dell'anima, cercatelo, dove si raccoglie completamente, nelle sue candide iscrizioni su bianco, là tutto è notte, nyx, il passo da erebo a eros, fra illusorie striature d'incandescente titanio
     ovunque non sia, altro non sarà dato oltre quella perfezione che s'annienta di continuo di là da sé stessa, in sé così racchiusa, una lettera ornata a decorare il nulla che continua e continua









lunedì 17 agosto 2026

parafernalia abbozzo ii







Quel che non apprendi oggi da noi non lo saprai mai. Se ci lasci ricadere in fondo a 
questo sentiero di dove cercavamo di issarci fino a te tutta una parte di te stessa che noi ti portavamo
cadrà per sempre nel nulla




 

mercoledì 12 agosto 2026

parafernalia vii








(il sublime è adesso)
il bianco al centro vuoto del foglio
di una parete di una tovaglia:
Ne irradiano incantazioni di là dall'acefalia
sdoppiata ai
Lati e della piaga invisibile di amfortas
dentro la
Parete invece un abaco un battito d'ala un
soffio un passo
In sospeso qui ancora la morte e da che iridi
emanasse il vuoto
Luminoso ed in quali si riflettesse la morte
ancora qui
A tergo risuona il nome:
che pone termine alla morte - angeli proseguono
e demoni
e maghe in un trasparire di seta un calare di
tenebre su
sfarinarsi di gessi e tremolio di cere
sussiste un algoritmo
- lieu nul l'opera è nel foglio ma il foglio
non è nell'opera
abbozzo spaventevole essi stessi sui piedi
seni sul
posto senza muoversi luogo nullo




ferrum est quod amat








 

martedì 11 agosto 2026


serie di cose, progetto lettura, logistille, primo romanzo, il letto che è una nave, stesura anteriore a uno che arriva dopo il futuro, glosse cerimoniali, liturgie erotiche



 

lunedì 29 giugno 2026

Cut-up agency I


postproduction of asemic writing, sovrascritte, cartolina a circe; postscriptum  microinscrizioni di iperletterature sirventese di corpuscolarità, molecole e lanugini trk 1 revoche dell’autorialità. notitia prima, actus secundus sillabi, sinossi, lettere amene logistille, porte dell’attimo, tempi di mamma oca e del cucù qui e subito, in altri luoghi del mondo, ma soprattutto in luoghi altri dal mondo note sul registro, filmine sporche, catalogo d’arte delle strenne mannare, diari d’inesistenza tutto quello che non è istantaneo è succedaneo, vita mortificata dalle rappresentazioni esistenti de te fabula narratur, il linguaggio, ovvero la lingua forgiata dal discorso filosofico metascritture inclusive, dalla lettera MICROLETTURE INCLUSIVE la critica di tutte è l’ultima forma: finirà per assorbirle tutte 








 

domenica 28 giugno 2026


Tutto si riassume nella seguente proposizione:
Si tratta di un nuovo spazio da aprire nello spazio. Spazio in cui i corpi separati si ritrovino uno per emersione fuori dall'attrazione in cui le loro metà sono sepolte in sé stesse. (joe bousquet, 1945)