giovedì 22 luglio 2021

quando nell'andare...

Quando nell'andare, aperta la porta, scorgere i sandali, ed il liquore, anfora o fiasco vestita di vimini, intensa aura di un'assenza, e quando capita capita, orrida stanchezza, in questo mare c'è l'amaro ma non il sale, non più sforzi allora, lo sforzo che cerca amore: se vi è una contrazione che sia cosmica, che sia tellurica, e non una sottospecie di congegno dell'intenzionalità. se runa o lusus, quanta fluida bellezza, pazza (mater) dulcissima. qui non scorre amore, non regna, qui morte non va oltre la noia, non si fa guardare per vergogna - dell'esausta mattina è perso ogni pensiero.

Quella notte, che giocasse lo sguardo a scorrere nell'oceano fiammeggiante che lo perde, leggera fuga lo fa evaporare in non telecomandata danza, dissolvendolo in un divampare che non smette, giocare esto juego, en una manera o en la otra, il come a volta a volta, volta stellare, mano a mano, bocca a bocca, parole spezzettate, i vari pezzi rimessi insieme, in combinazioni che offrono suoni, che offrono colori, che offrono profumi, su un vassoio che è rame, che è argento brunito vivo, sotto la coltre qua e là opaca, è concavo, è convesso, il cerchio fra i tre fiumi si espande, racchiude i rami, la finestra mai vista, il serpente travestito, tutte le scene possibili di ciò. E questa che pare una ragnatela e non è nulla.







mercoledì 21 luglio 2021

ciò che è proclamato


Ciò che è proclamato senza mezzi termini - senza mediazioni del concetto ma nella cattura reciproca di voce e racconto quando eluda l'impostura dell'identità - suona come bisognerebbe diventare feticisti fino alla bava, insieme dell'occhio del didietro e del piede, sentendo in tutto il corpo la follia di un contorsionista, per ritrovare in sé ciò che è miserevolmente fallito all'inizio della costituzione del corpo umano (il fiasco di ciò che non siamo: a questa più che divina sorgente di non essere una vita attingere); la citazione, come è nel suo costume: cassata ed interpolata. Per cui non da quelle del rappresentabile a occhieggiamenti ancheggiamenti sdilinquimenti slinguazzamenti, ma da altre sfere provengono: teatrologia pura ed incandescente.





lunedì 21 giugno 2021

rahu

Non andrà da nessuna parte in nessun giorno ed in nessun tempo. L'ottavo giorno della settimana, il pianeta inesistente, buio e retrogrado, procuratore di eclissi e provocatore di sparizioni - il viaggio escatologico è nel cuore stesso che si compie, là il principio vitale, la radice invisibile ed inafferrabile nel processo di minimo si trasforma in massimo ("negli intrichi infiniti degli ornamenti asiatici si trova forse un istinto di questo genere, un istinto a superare le frontiere"). Capovolgersi delle nozioni di sé e di altri nonché delle pratiche ad esse collegate. L'oggetto si manifesterà allora come non funzionale né funzionante, semioforo ed eterotopico; la sua comunicabilità sarà quella della rovina, il suo statuto quello indefinito e fluttuante della metasignificazione, che elegge il soggetto come agente doppio di un trasporto altrove e la casa come progettazione provvisoria e catastrofica. I principi più profondi sono vuoti e remoti ("recitava" l'iscrizione) e la loro sfera è lontana dalle frontiere di questo mondo corrotto. I disegni divini sono di sublime vacuità ed i loro principi sono inaccessibili in queste regioni dell'impurità. Amici io vi dico che in questo corpo stesso si trova il mondo, l'origine del mondo. Trascritto in caratteri più teurgici che geroglifici, precisamente questa scrittura, come una grotta od un castello nascosto. Si limita ad offrire le sue grazie a chi capita, impegnando tutto il suo corpo.

Rahu: né simbolo né immagine d'alcunché. Buia invisibile avvolgente decorazione di niente, immerso in una impenetrabile meditazione come in una vasca. Nulla ne può aggredire il cosiddetto corpo né se ne può scalfire la sostanza chiamata anima











venerdì 11 giugno 2021

metafiction

Metafiction è quel  genere di finzione narrativa che dichiarandosi tale e prendendo per oggetto sé stessa segna il venir meno del patto di sospensione dell’incredulità che caratterizza la narrazione classica. Quanto a Calvino il contesto è quello della lezione americana che ha per tema la molteplicità, senza escludere però le altre










venerdì 14 maggio 2021

microracconto

dell'apparenza: un preciso ricordo della vacuità dell'esistere, il suo essere niente, il lapsus dell'esistere, non avendo desideri il mondo vi appare capovolto. Gli occhi diretti verso il vuoto di vuoto si nutrivano, erano vuoto essi stessi




lunedì 26 aprile 2021

paleolitico


Si dica come in parentesi. Forse riesce l'arte, maggiormente là dove si sottrae, vanificandola anticipatamente e rendendola impossibile ad ogni integrazione critico semantica, ad ogni forma di narrazione o descrizione istituzionalizzata; dunque nessuna illustrazione: tutto è integrato nell'ornamento, nella decorazione il cui corpo è mappa di sé stessa, senza vocabolari a definirne, fissandola, l'identità. Le superfici, pagine e volumi, sono soglie e barriere di contatto aperte da entrambi i lati su paradossi. Il più recente: l'acquisizione dello svanimento come evento formativo









lunedì 5 aprile 2021

ritrascrizioni


Come se la materialità linguisticamente definita della fase che non pare mettere in comunicazione 

uno e due fosse liberata dalle costrizioni limitanti del copione cui è soggetta.

La fase in cui tutto è sottoposto a copione - ovviamente la percezione ordinaria altro non è che un sottoprodotto della distorsione di tutto questo, implicante l’esistenza di soggetto, di oggetto, di scopi del mondo esterno etc., nonché delle durate determinate dalla temporalità e dal divenire senza scopo e direzioni che vi ambienta… la citazione continuamente sostituita dalla ritrascrizione del testo…









lunedì 22 marzo 2021

della defigurazione, appunto finale


ruote immobili, da sempre e per sempre, l'eleganza tutta erotica dell'assenza, assai lontano dalle scorie tossiche di dialetti poveristi e non, indebitamente internazionalizzati, come dall'artigianume simildomestico degli analfabeti in fiera con aspirazioni mitologiche o che, quanto dalle sedicenti generazioni a venire, che non verranno mai, o troppo presto, restandoci a dir poco secche, chi glielo va a spiegare che il tempo non esiste il resto neppure?
- spazio assai più che tempo
parlò la versiera in un andito scuro, nel fiore di e da lei stessa dipinto: in assenza di sé.

della defigurazione, continua l'appunto finale della morte dell'arte, a esequie compiute, dopo il gran tedio da qualche parte passa un tubo di plexiglass, un cilindro alieno sorretto da due staffe si riflette nel nero incorniciato dal nero, dove invisibili dimorano i fantasmi delle bambine di balthus e di mapplethorpe, a loro volta ancor più inesistenti, quali rappresentazioni del futuro, così altrissimi rivelantisi nonluoghi della contemplazione e del suo estinguersi fra intensive consultazioni dei puffi e di tiramolla iniziandosi il ritorno di tutti i ritorni verso gli esseri alati, sfingi, chimere, ippogrifi, fenici, senza necessità di gran movimento l'arte uno stato mentale, che non esiste, né persiste in cosa o dove ella si giace nella grande casa voluttuosamente precisò fra gli sghignazzi battendo su un vecchio tegame








venerdì 5 marzo 2021

[1974]


Lo slancio che fa volare è il grande possesso umano di noi tutti. È il senso di collegamento con le radici di ogni forza, che ben presto ci angoscia. È maledettamente pericoloso. Perciò la maggior parte rinuncia volentieri al volo e preferisce camminare per i marciapiedi con le dande delle prescrizioni di legge, lei invece no, lei continua a volare come si addice ad un bravo giovane

Hermann Hesse, Demian, cap. 5: (L'uccello lotta per uscire dall'uovo)


1

Peter Pan, en tò pan

sulle tue ali vola Pindaro schizoide (...ergo sum)

o a bordo del flying Dutchman

per l'indecifrabile palinsesto della notte,

U.F.O. magico, allodola incendiata, usignolo oppiomane di Keats;

in ogni istante in ogni cosa: l'eternità;

fuori del tempo un'ombra plana su Kensington Garden

in musica di flauto di canne

esplode il cervello di J. R. Barrie.

deflagra su fioriti-gelati stagni

ove tu giochi, fenice rinata in umidi prati

(tat twam asi).

A volo d'uccello il tuo corpo (anima-cometa)

attraversa il cielo stellato

(la vita è un viaggio

verso l'isola che non c'è).

2

L'essere. È, sottile corpo parmenideo (o Wendy!),

disperata libidine che fa esistere, unica luce - unica via scorre

(forse morire è volare).

3

Dove sei, nucleo, lampeggio stroboscopico, luogo indefinito dello spazio? ovunque?

o punctum gaudens

generatore supremo,

dove?

cellula

molecola

nel cervello?

nella sala del trono?

4

Come chiamarti, nebulosa costellazione d'essenze

(ed esistenze)?

Furore, volo, atemporale visione,

mentre si rincorrono teogonie e cosmogonie,

illuminandosi

sul nevoso corpo dell'universo.

Lascio che di te parli quest'immagine, questo segno, questo sogno

nel vortice elettrificato,

tendendoti le braccia da stravolti universi

(de profundis in technicolor),

senza un'immagine, un segno, un sogno (quando balzerai nella stanza dei giochi?) bisogno di luce, desiderio proibito,

io, fantasma di un violinista venuto dal niente. 

5

«Elementare, mio caro Watson, elementare»:

o Peter astro d'un cielo inglese; idolo di una infanzia; 

cometa senza dimensioni; espandersi divenire sciogliersi morire; incenso agli dei, oro ai re; mirra per i 

morti; tu sei dappertutto e da nessuna parte, ma qui sei da nessuna parte, sto scrivendo l'epistolario tra 

me e la tua immagine (scrivendoti – scrivendomi divento tautologia di carne e spirito

in una vertigine di significati e nel loro conseguente venir meno: gira la ruota); spazio bianco, e volatilizzarsi,

e disperdersi;

io sono immaginario;

il pensiero vola, la parola vola,

o si vola o si cade,

tutto è parola tutto è pensiero come Peter Pan in volo, qui c'è la chiave;

io-tu, scomparendo da questo universo «Quoi? L'eternité.

C'est la mer mélée

Au soleil». Poema d'ogni poema,

levitativa catarsi,

fuggire d'una fuga musicale – orgiastica allitterazione. 

nell'unica parola-silenzio, tu vivo.

senza più dove, qui lo spazio-poema si canta, si decanta: scendi un istante

in questo fatuo, raffinato,

immediatamente deperibile poema,

nel suo scriversi e parlarsi,

essere, sentire, pensare,

colloquente coito solipsistico di tutti i sogni, come già dissi Hölderlin e Pindaro;

in un cielo fumoso;

aereo fiore – c'è dell'altro (?)

CONSUMMATUM EST (?)



[Testo scritto per la mostra di Duilio Gambino "Gambino & company", Saletta Arte Contemporanea, Cuneo, maggio 1974.]

venerdì 12 febbraio 2021

le cose più incomprensibili e meravigliose



"...le cose più incomprensibili e meravigliose, la traccia dell'uccello dentro l'aria e la traccia dell'uomo dentro la vergine". Evoluzione di forze ignote: è la scrittura; più l'apparenza della scrittura che non la scrittura dell'apparenza; non le ombre nella caverna ma la parete della caverna, una sorta di assoluto appunto della scrittura, preistorico forse ma senza appartenenze epocali, pura preesistenza. Orizzontalità dell'ogiva, soglia dello scontornamento, siluro, simulacro dell'occhio, duplice sesso che, dispiegandosi al sentire, per tramite della lettura si legge dentro. Al tratto e alla linea più non s'affida mansione di contornare oggetti o perimetrare alcunché, né alla luce di identificare o al buio di celare; il colore: denaturato discontinuo artificio (un diradato sciamare di chiazze per lo più rosa e viola - sottovariante di qualche teologia qui il fondo grammaticale). Offre il suo corpo, spazio e non essere, l'ignoto attraverso ciò che è ancora più ignoto. Nel mistilineo la spezzata e i frattali - infittirsi di segni e infoltirsi di neri velluti ('la divina foresta spessa e viva') come vi filtrassero raggi di splendore. Più che avere una terza metà l'arte vi consiste; l'ubiquità di un tema e un luogo ne fa due, tertium datur, nel modo in cui due tracce tornano su di sé. Passaggio dall'ubiquità all'atopia.
"...ho scritto queste parole e tutto il resto è svanito". Per la potenza trasformatrice d'alcune nozioni convertibilità di luce e materia l'una nell'altra e di entrambe in ombra, su postumi tosoni e vessilli: "...poi scomparvero anche i nomi, come un'iscrizione che svanisce..."








lunedì 11 gennaio 2021

a pensare l'io


A pensare l'io in quanto dispersione originata da una simulazione
si intravede qualcosa:
la quarta persona del singolare; l'anonimato;
quadri oltre la distruzione ed il rovesciamento degli occhi nonché
del supposto osservatore - il film guarda sé stesso, non riflessivamente
ma processualmente, il testo si racconta e basta.
Commenti instaurano e insinuano amplificazioni e alterazioni -

si vuole dare alla sfera empirica la modalità della colpa - espiazione - 
sofferenza, passi da me questo calice etc.? sarebbe veramente troppo
fare e prendere sul serio, alla faccia della gaia scienza (quella che
considera vera la verità che fa ridere)... E pensare, con gli accessori,
come ora, solo dispersione l'io, come dio, fittizio capo di imputabilità
e centro inesistente di una storia fra storie.....

                                                                            (22/7/81)







martedì 29 dicembre 2020

gino gorza / riccardo cavallo

Pittura

Scrizione (non-descrizione). Parole come 'sistema' e  come 'descrittiva' mandano a pertinenze retrocesse. Una presenza segna anzitutto una deissi (di seguito, quant'altro può dirsene). Deissi soggetto anonimo, corpo grammaticale (in senso esistentivo: non-persona). 
La scrittura, notazione di gesti, è il 'carattere' del corpo afono. Nel disimpegno la 'pittura' rientra scrittura. Il gesto, scrittura aerea, consegna alla traccia la sua ombra, documento del gesto e materia autofigurante. 
I gesti (le tracce) non sono necessariamente omogenei; sono lavoro gratuito, indestinato; sono 'asociali', hanno (se hanno una identità) identità monadica. Tale il 'peso' dei gesti. 'Misura' è il campo della deissi, fiato del Vuoto. 
Una traccia incide un gesto, un modulo corporeo, il cui contenuto psichico è dato, non detto, nel 'carattere', diversità. Carattere incomponibile, e primo di qualsiasi alfabeto possibile.
Per la scrittura è pagina il vuoto in attesa, campo vacante, virtuale o disponibile, del quale la scrittura, a venire, non ha preconoscenza. Per lo scritto il vuoto (pagina) non è sfondo ma sostanza  scrittoria: il bianco è nero e il nero è bianco; in ogni caso sono entrambi 'vuoti' (in senso linguistico) per opzione. Come non può dirsi di ciò che non ha attributi in positivo (l'empirico 'niente' e il metafisico 'nulla') il 'vuoto' come revoca del reale trovi il suo doppio nell'assenza di intenzione (di senso). 
La scrittura, turba evocatrice e suscitatrice del vuoto, detta interstizi la cui giustezza, 'numero', non può che essere simultanea alla giustezza delle figure deittiche (caratteri). (Parmenide Plotino Boezio). 
Scrittura (pittura) = mimica non-mimetica. Alla pittura riesce 'mimetica' qual che sia referenzialità dove referenzialità include somiglianza (rappresentazione di che). La scrittura è per sua distinzione afasica, eccede di necessità nel dire il proprio nome: visibilità del corpo, mostra dell'indimostrabile (la presenza pura) e, per chi voglia, supplenza. (Agamben). 
Non 'automatismo' quale di conio storico; semmai, distrazione. La scrittura gesto distratto di un corpo perfetto. E, per implicazione non invocata, cifra o nome della infinitudine dell'attimo non rubricato nei nomi del sentire. Goethe (Werther) Barthes.


Postilla

In sul finire degli anni novanta ricevetti manualmente da Gino Gorza - usanza risalente a epoche remotissime - questo foglio: dileguava ancor prima di formarsi l’idea anche più vaga del potersi trattare di qualcosa nell’ordine del cosiddetto frammento di cui mai si fu cultori tranne che alle condizioni di negarne e sovvertirne anticipatamente qualunque fosse la natura attribuitagli. La compiutezza, insieme alla complessità delle articolazioni e dei rimandi aveva la marca inconfondibile del trattato, senza scorciatoie fossero pure nobilmente aforistiche o risolutivamente assiomatiche. Aperture vertiginose piuttosto su di un vuoto fin da principio doppio-sottintesi i rimandi alla danza: richiamando l’ipseità del vuoto e l’interstizialità dei caratteri di una scrittura la cui giustezza è il solo intrattenimento possibile. In distratto vedo una metonimia per astratto, in deissi colgo diegesi come istanza di affabulazione senza termine, così sia. Provocatoria fin dal titolo la prosa: anzitutto in quanto tale, dato il periodo prevalentemente dedicato a capoversi e dizioni poetiche quasi a marcare la sempre cara identificazione di voce e stanza; poi perché si prestava ai simulacri i della didattica, ad una vocazione espositiva che già dalle prime stampe non era messa in mora o in forse, bensì revocata senza possibilità di appello. Che poi si richiamasse la pittura quale corpo senza organi dando il nome di disegno proprio ad esempi di pittura assoluta adornava d’ulteriori paradossi il paradosso di partenza, che altri e non pochi - mai troppi d’altronde come i fogli e le righe di Gino, ne racchiudevano. Rivolgersi per giunta, in attesa di improbabilissime risposte a uno scrittore di tal genere, obbligherebbero galateo e grammatica ad un punto interrogativo fra parentesi, vale la pena dire completasse il quadro, trattandosi a summa conclusa dell’opera di un pittore; se potesse esservi risposta sarebbe eco, riflesso anamorfico, reiterata mimologia di graffiti ierofantici, eccellenza cartografica dell’uno nel disegnare luoghi, ove disegno era vasarianamente potenza ideativa repertazione di frequenze rovinologiche dell’altro - di due persone, vale a dire artifizi e finzioni pur sempre una quarta, del singolare, come già rammentava Baratta che fra  gli studiosi di semiotica fu a Gorza il più vicino.






giovedì 24 dicembre 2020

qui adesso


Qui adesso, in un oceano così idiota, io (preceduto da un segno di uguale). Ogni passo fatto, ogni passo fattibile: falso. Come se lo scritto volesse propiziare, con incantesimi la comparsa di quella figura che vidi fuggire - sarà invece l'apparente quiete dello sfogliare volumi. Ora è tutto scomparso. Il soggetto che scompare (preceduto da uno zero) la favola forse è testo forse spazio. Adesso, la parola è adesso. L'immobilità ha tutti i passi. La scomparsa lascia una scia di pulviscolo luminoso, ed infine l'assenza. Ma è l'io l'occidental vedovo sito, questa fittizia piega di solitudine che ha della maledizione. Un ritardo su carta, fra mirare e divenire quelle quattro stelle quale è la distanza?








mercoledì 16 dicembre 2020

a


a, "fate uso di me" (cosa che implica l'assoluto venir meno di ogni soggetto, io, me, ipostasi-parquet metafisico solido: solo sospensioni, invece) messo mirabilmente in musica da lyotard nella sua partitura libidinale diviene il veicolo sonante che trasporta l'opus tutto in giro a velocità folli; la barra gira, e dir girare è ancora dire poco; volteggia, ruota, in tutte le direzioni contemporaneamente, portando tutto un tiramento elastico da tutte le parti, ovunque metamorfosi, macchinazione e complotto, macchinazioni e complotti, gira la "barriera resistente alla significazione".










mercoledì 9 dicembre 2020

partitura immobile di silenzio



Partitura immobile di silenzio. In un più tardi, in un rimando che è forse, finalmente viva, di vita fittizia. Fregi che eseguono al limite della percezione visiva ed oltre questo limite l'immobile danza ai più punti, agli infiniti punti, alle incalcolabili direzioni - che sono rotte.

Dobbiamo un medico ad Esculapio, anche questa volta, facciamola finita, su, ancora una volta.

La relazione di appartenenza fra l'arte di adesso (contemporanea di una contemporaneità che si legge anche come simultaneità e sincronia) ed il labirinto non si esplica se non secondariamente come appartenenza del labirinto (in quanto oggetto di repertorio iconografico e simbolico) ad essa arte; primieramente si esplica nell'appartenenza di essa arte contemporanea (la cui contemporaneità si legge, è cioè, anche leggibile, come sincronia entro la quale a cronos si sostituisce cairos o l'aion - e come simultaneità su diversi piani diversamente disposti, campo multiplo) al labirinto.

A nord, a est, a sud, a ovest; ad oriente, ad occidente; a ponente, a levante; a mezzogiorno, a mezzanotte; dietro, davanti, sotto, sopra, ai lati.

Morte che non ha soffitti, solo mura interminabili.








mercoledì 25 novembre 2020

4



1) allucinata cadenza
inflessione che navighi ancora
unico punto nel mio vuoto
unica lezione
forse mito
idea feticcio archetipo giocattolo
presente assenza
il chiamarti col pensiero è un salmo
sullo sfasciarsi di cataste di segni

2) Il tuo azzurro
ch'ogni azzuro dequalifica
un verso platonico-provenzale, con un apostrofo all'inizio
carico di erotomania primaverile,
apostolo del troubar clus
poeta aulico del XX° secolo
fa venire in mente le diecimila labbra
di cui parla l'inesistente trattato cinese
ed in questo momento il cielo è un magnifico Turner
niente meno
sarebbe bello viverti toccarti
subito soppressa
poi un grande spazio verde
la luce dilagando t'inonda

3) Questa irripetibilità è irrotta spietatamente
nel mio mondo artificiale come l'acqua di colonia e la stereofonia
(ma l'angoscia è biodegradabile?)
nell'assurdo interrogativo creare
(amore e morte nuotano nel cognac)
costruendo figure che parlano di un orizzonte negato

4) Per te universi rovesciati lussuria nella lingua
eiaculazioni che inondano i continenti
per te libri di nulla
a lapis su fogli d'oro
per te cattedrali di bestemmie
per te l'estremo splendere di questo rogo









domenica 25 ottobre 2020

in margine ad un'esistenza oceanica


Consumare a catena
tale accadere di catastrofi,
e cadere, nuotare nel lago delle parole,
del discorso, del desiderio,
d'una parola madre, nuotare
nel grande lago,
per mitica scommessa cancellerà cura d'angeli apocalittici
a cavallo la teoria delle vergini,
e ridere, morirne affogare
essendo pesce e lago








mercoledì 14 ottobre 2020

hommage à wagner


Con l'aleatorio linguaggio mostro di Scardanelli:
sciogliersi, planare nell'azzurro, nell'assurdo,
o volo, sullo scenario di una metafisica wagneriana
biancore di galatee emergenti da fosche superfici galleggianti
profonde paludi;
crème caramel, opus, opium magnum,
melancholia,
monarchi pazzi, segni d'infinito sul vetro della finestra
oltre il vetro bianco cielo di novembre
e dall'infinito e dal bianco all'infinito
giocolieri e fools, eros tanatos etc.
Immersi nell'onirica clorofilla
il padre etere, l'universa pecora,
tautologico predicato del soggetto ogni discorso,
bagnetto del cane;
dietro cortine di velluto nero
e fumo psichedelico disneyano
il vostro affezionatissimo Sardanapalo si firma
affiorando per un istante dalla non colorazione,
il vuoto,
perché in ultima analisi tutto è relativo,
suono-colore, luminoso numinoso sguardo
imperatori seduti senza nervi