giovedì 15 novembre 2018

Pinot Gallizio: La spirale della vita



Se si intende la bellezza in senso metafisico di verità poetica, tutta l'opera e la vita di Gallizio sarebbero la dimostrazione pratica dell'equazione Blakiana: Bellezza = Esuberanza.
Se Pollock scava disperatamente la natura nelle sue forme più primordiali per raggiungere l'essenza vitale, per scoprire le radici cosmiche dell'essere, la loro sede ultima e la loro origine, Gallizio è già iniziato a questa noseologia vitale che si situa al vertice dell'esoterismo.
Tutta l'opera di Gallizio sembra dettata dal principio, tipico delle filosofie irrazionali dell'oriente, di una identità dell'individuo con l'universo da riportare a livello cosciente mediante un decondizionainento totale. E Gallizio ci dà la sua «spiegazione orfica della terra» attraverso una inventiva surreale, paradossale, gigantesca ed elementare, unica.
Un'avventura umana e artistica come quella di Pinot Gallizio non è certamente situabile in un contesto storico; è troppo traboccante di germi eterogenei, troppo esuberante, e soprattutto non è unidirezionale - poiché se di direzione si può parlare si deve dire che l'orientamento operativo di Gallizio è la sintesi vivente ed attualissima della sinuosa discontinuità di quella «spirale della Vita» (un simbolo arcaico che rappresenta il moto perpetuo ed il perenne divenire dell'universo) che compare in molti suoi dipinti con una ben precisa funzione. Per Pinot Gallizio la gestualità dell'informale Cobra non è, come lo può essere per Alechinski, la cristallizzazione ed il bloccaggio di un istante vitale, ma un atto liberatorio che è catapultato sul fruitore nella maniera più semplice che si possa immaginare, abolendo qualunque problematica di fondo (infatti, nessuno può negarlo, le opere di Gallizio sono sempre state estramemente coinvolgenti, basti pensare alla «caverna dell'antimateria»).
Sovente per Gallizio il gesto creativo (e non già più l'atto pittorico) diventa un happening, una liberazione di tutta una totalità interiore; in breve: il gesto di Gallizio abolisce i confini tra il Reale e l'Immaginario, capovolgendo radicalmente il rapporto che comunemente si instaura tra queste due categorie, ammesso e non concesso che si possano stabilire simili categorie senza creare uno sviluppo di pensiero opprimente ed incompleto, monco. Ed una ricerca come quella di Gallizio è sempre all'avanguardia dato il suo carattere sperimentalistico per eccellenza. Per lo speziale Pinot, l'alchimista, il colore diventa la materia cosmica primaria, da cui estrarre la pietra filosofale, l'inchiostro magico con cui tracciare un ideogramma che racchiuda la summa del totale, l'unità e l'integrità dell'essere, la mappa di un percorso interiore - oggi si dice un trip, un viaggio psichedelico, ed infatti la parola psichedelico deriva da termini greci che significano «scoprire l'anima» - quindi, data un'identità dell'animo individuale con l'essenza dell'universo, il trip diventa un'esplorazione del cosmo, al di là del tempo e dello spazio, che non ha altre caratteristiche se non quella di essere immane e ricca di possibilità insospettate. E quindi siamo portati a riconoscere in Gallizio il precursore dell'arte psichedelica, data l'essenza, appunto pschedelica, della sua poetica.
E nella sua chilometrica pittura a rotoli, riconosciamo un apporto notevole alle ricerche op e cinetiche sull'immagine in movimento, che l'artista riesce a creare in modo addirittura casuale, senza sforzo alcuno.
Trovarsi dinnanzi ad una tela di Gallizio, come può essere il «Teorema di Pitagora », è come guardare un cielo ove le nuvole traccino segni criptici e misteriosi che diventano leggibili come per magia e svelino all'osservatore nuove profondità interiori, corrispondenze mai immaginate, è un salto nell'Ignoto; il Teorema di Pitagora è da considerarsi la «Tavola smeraldina» di questo grande alchimista, di questo Ermete Trismegisto del XX secolo. A causa di tutti questi aspetti, sommariamente elencati e non analizzati in profondità per ovvie ragioni di spazio, il nome di Gallizio è indiscutibilmente legato ai nomi ed alle opere di tutti i pionieri dell'Ignoto e dell'Irrazionale di ieri e di oggi, a partire dagli antichi alchimisti con le loro meravigliose utopie per arrivare all'analisi del magico e dell'esoterico di Jung, alla parabola di Klein, alle filosofie visionarie degli ultimi americani (Ginsberg, MacClure, Corso, ecc.).
Scrisse Carlo Gramaglia: «Le tele di Pinot Gallizio sono intere favole: egli era un sognatore ad occhi aperti un inventore di moderne mitologie pittoriche che lavorava chilogrammi di colori vivacissimi, sgargianti, simili a colate di luna incandescenti. Inutile cercare un senso nelle sue esplosive colorazioni, in parte astratte, in parte simbolistiche, ora surrealistiche ora espressionistiche, sempre grondanti di un travolgente entusiasmo pittorico». Ed è vero: attraverso la sua stupenda favola visionaria, Gallizio ha dato a se stesso e a tutto, una ragione di essere viva e profonda, sempre attuale in quanto filosofia esistenziale nella propria elementare non-concettualità e primaria libertà di esistere.

[Presentazione della mostra "Pinot Gallizio", "Saletta Arte Contemporanea", Cuneo, 7-25 ottobre 1972]




Pinot Gallizio, L'ape regina



mercoledì 14 novembre 2018

carmina vel coelo possunt deducere lunam


Quali ombre, che fantasmi, quali carni e che pelli si trasfigurassero nel controluce azzurrato ed in cilestrine trasparenze, un succedersi di domande l'amore è felicità di parlare, nel dileguarsi di una scrittura nella quale si distendessero e rotolassero troie nella più irraggiungibile delle zone poi ancora più in là e più in dentro dove è la luce a reiterare le figure fosse quasi il fiammeggiare di una pelle la corona delle montagne remota per vetrate e inferriate lo sguardo solo puro niente,  è tempo che tu sia inculata.
né su di me né su altra dormendo l’inventai ad abbracciarla anch'essa la voce là dentro di te e anche dentro quale amore nel mutarsi di sestina in palinsesto in quel che ne siano il sogno la morte una mappa solum nella sua mente, di un mondo dove avrebbe potuto fuggire una terra per le immagini - poiché la poesia è volersi liberare dai vincoli del concetto e dei fantasmi, ella si scrive da sé, si tuit lo plor, se tace il pianto e cessano pavide trepidazioni allor s'odono i sonagli della fatina, gatti che sono miracoli e telefoni, exlibris zhuangzi, il secondo di numerosi. tornare subito, infinitamente le dico vieni ed infinitamente ella viene, fra il nero ed il verde ne schizza fuori luce del tamilnadu un biancore indefinibile null'altro che il favore delle tenebre alla frontiera di nulla così buonissima e spaventata - la dedicatoria è: La scrittura ha bisogno d’incontrare ciò che combatte, non in un’idea, in una semplice idea, come in filosofia, ma nella vita che s’insinua nelle esperienze più intime… ? sirventese dei vestitini la rondine ha queste due grazie: quando vola, è un grido, quando si posa, è un punto il piacere dell’attesa, quello della delusione dell’attesa, e quello dell’attesa della delusione, ricordate 



sabato 10 novembre 2018

nota


nota, il primo giorno d'agosto, di un parlarsi sublime fra le bocche e i sessi, disse, in un sussurro che aumentava d'intensità, né ancora s'è perso: sublime, questo parlarsi delle bocche e dei sessi, il che libera la parola da ogni funzione sociale. questo il primo e l'ultimo dono, quale musica vi si dipingesse, in codesta amorosa novella, pronuncia dispersa nei blocnotes.



venerdì 9 novembre 2018

Contemplare i suoni


Com'è che Avalokitesvara, in India e Tibet manifestazione del Budda in forma misericordiosa con caratteristiche maschili, o tutt'al più velatamente ermafrodite, passò in Cina? Là divenne donna. Molte donne. Qui se ne descrivono trentatrè corpi e se ne richiamano trentatrè appellativi, ciascuno portatore di una sua differente suggestione e storia. Quello con cui è maggiormente conosciuta e invocata è Guanyin shi: colei che contempla i suoni, oppure colei che contempla i suoni dell'universo; pare dunque che la sua funzione, all'interno del cosiddetto pantheon buddista del Grande Veicolo (mahayana) sia da collegarsi alla contemplazione attraverso l'ascolto. Questa molteplicità di personaggi ci parlano di molte cose: della potenzialità del suono come forza di liberazione e strumento di seduzione come anche dell'infinita metamorfosi e del poimorfismo del corpo femminlie, in un'area intermedia fra fisico e metafisico (si tratta propriamente del campo cui maggiore attenzione prestano certi cultori del buddismo). Se tutte le storie e le cose del mondo (cin.shi) danno un loro suono, solo delle dee, attraverso codesti corpi, possono udire e ascoltare.






lunedì 5 novembre 2018

dertritte grimm: nota dai frattempi



nota dai frattempi, dagli inframomenti, dai frattai frattanti e dal diario segreto di daisy duck trascritto da dertritte grimm: (poi) estatica cinse con le braccia la bambola più piccola, entrambe sedute sul pavimento ligneo, quella taceva nella silenziosa delizia d'essere toccata, l'universo si trovava altrove, dentro una taverna assai rumorosa, in cima ad un'erta salita a ridosso di un'altissima montagna.





giovedì 1 novembre 2018

un'intervista su satisfiction


Segnaliamo un'intervista a Riccardo Cavallo realizzata da Gianluca Garrapa qualche anno fa e pubblicata sul sito Satisfiction: satisfiction.se







mercoledì 31 ottobre 2018

note sull'arte


Intorno ad un atlante

L'atlante è fatto di mappe: non di visioni o vedute, all'insegna delle naturalistiche categorie del paesaggio, ma di sguardi resi di volta in volta possibili, di orbite e percorsi; disegno, dunque. Un atlante individua aree (tematiche e geografiche), contiguità, distanze, e se localizza opere e questioni inerenti alle arti e alle estetiche formula pur sempre un qualche schema temporale, in quanto propone, oltre ad una simultaneità nello spazio, una qualche dislocazione in una sequenza, a suo modo narrativa.

Metonimia per due figure

Si insisterà in queste note su due nomi e due figure, Osvaldo Licini e Pinot Gallizio, due tappe inevitabili di un viaggio nell'astrazione. Ovviamente questo privilegiare la parte rispetto a una totalità che pur si cerca di contornare muove da un intento non certo monografico quanto piuttosto indicativo, nel suo voler far questione dei paradigmi instabili e poco indagati che all'esemplarità opposero quella eccentricità mobile che fu caratteristica non secondaria di un'arte pensantesi fuori dai centri riconosciuti, reali o virtuali, pur non smettendo di attraversarli e facendovi in qualche modo riferimento. In tale procedere per dichiarata inevitabile parzialità, si farà uso del più elementare [strumento], quello della citazione, vuoi testuale, vuoi indiretta.

Due figure per una metonimia

Licini e Gallizio: in diverse epoche ma nei confronti della stessa materia entrambi nichilisti ed azzeratori al punto di cogliere e di far propri, dei progetti estetici in cui sono coinvolti, essenzialmente la pars destruens. Licini per quanto atteneva a quel che di storicamente positivo era teorizzato nel progetto astrattista del suo tempo (costruttivismo, razionalità innovativa); Gallizio per quanto riguardava il sovrapporsi di più linee, da COBRA alla I.S., che asarebbero sfociate, ma questa è storia successiva, in Fluxus. In entrambi la forma si offre come residualità visibile, rovinologia: non solo discorso delle e sulle rovine, ma prolungamento all'infinito della suprema pratica indicata da Jarry di "rovinare le rovine". È di questa "storia" che va alle fasi successive di questo lavoro, individuare, fosse pure in absentia, trame e configurazioni possibili.

Un paesaggio fra somiglianze apparenti

Nelle pagine ironicamente "crociane" e capziosamente antilonghiane di "Storicità e significato dell'arte astratta", pubblicate da Galvano nel '53 in "Archivio di filosofia", sta quasi tutta la questione astratta italiana, le cui risonanze si prolungano nelle operazioni pittoriche dell'autore, "concretismi" polemici e soprattuto "asemanticità"; a tale linea di tendenza si connette, in perfetta autonomia, una serie di esperienze; il cammino antifrastico di una Carol Rama, il silenzio abissale di D'Adda, quasi preminimalista nei suoi entropici precipitati di scrittura, il continuo "porre in esperienzia" di Paola Levi Montalcini, le ampie oscillazioni di Bendini, la misura definitivamente enigmatica e orfica di Davico, i gesti e le grafie di Gorza, spinti con discrezione verso gli evanescenti limiti del visibile, le liciniane "partenze senza ritorno" verso la "Bella irrealtà", antimondi di Gallizio, il canto del sogno nell'astrazione lirica di Tancredi.




Osvaldo Licini

giovedì 25 ottobre 2018

appunto dell'immanenza


appunto dell'immanenza, una vita e nient'altro. completa potenza, completa beatitudine, ciò che è più forte della morte, qui a nominarsi, il divino e l'eterno, ciò che significa, al di là dell'essere la parola gloria. parole come stendardi piuttosto che come vocaboli a nominare questo, sirene dal cui silenzio nessuno e nulla si potrebbe salvare, allora parlare di quel che si  ama, ora, ora, ora, parole come fiori



sabato 20 ottobre 2018

(quartetto) swapping


Pièces che diano gioia, fra hard core ed una soffice prosa astratta: spintrìe. L'ordine è un'attività.












mercoledì 10 ottobre 2018

appare


Appare. Tocca subito gli spiriti, oltre illusori diaframmi e membrane oltre ogni atmosfera che mente, e mentono sempre. Dice: "quanto passa dietro questa fronte non è tuo - in brevissimo tempo vedere". Per ora registrare l'accadere all'infuori del vederlo, un puro guardare che sconfina nel sentire.
Appare. È fuoco che fiorisce sulla terra, circondandola, ne è circondato, non si sa che sia questa corolla fiammeggiante.
Mentre reciprocamente si mangiano e danzano cielo e terra, è il guizzante sorriso a dischiudere luce argentea, ondeggiando come per dolcezza di vento, sono carezze, al di qua di ogni traduzione, al di qua è un'ipotesi, "danza roseo chiffon, striscia nella ventata", ecco: sempre più lontano da ogni segno dell'occidente, per lo meno da quello diurno, e non vi è che un occidente diurno. Stomaco dorme dietro il plesso.
Appare. Tocca subito gli spiriti, avanti alle luci indefinibili, c'è del verde, coltri cristalline invisibili se non di profilo, come ricurva liquidità incisa, navigano, ad una velocità non finita.
La trovo nella parola interminabile di una veglia, in felici sospiri e sorrisi, nello scintillio di sguardi innumeri. Cosa succede se il numero smette di rappresentare? Succede che è. Si sciolgono piedi, caviglie, polpacci, ginocchia, cosce, nella curvatura infinita, non si sentono più, il cervello teatro, molteplice schermo insostanziale, riceve.
Nella sua esattissima fino alla mostruosità ebrezza, incede.
Il disco di rame brilla, i riflessi che dà sono atipici, quasi di luna (ed è incredibile che). Qui, per una principessa in pericolo di vita, a trascrivere nonsochesia.
Incede. Il suo moto circolare non si chiude.
Non un diritto, non un rovescio, ci sono ambedue.
Non "ciò che si può connotare".
La sua lucidità inimmaginabile e la sua ebrezza profonda non sono per essere distinte, senza continuità o soluzione di o della, niente all'infuori di questa miriade di prodigi librantesi oltretempo, esso il tempo può distruggere tutto, e lo distrugge, ma può essere distrutto, e viene distrutto, vedi come e quanto mirabile esserne recettore, e questa è la trasmutante onda, è il non fermarsi. 



venerdì 5 ottobre 2018

al puro moto



Al puro moto dell'immagine ferma:
Un angelo perpendicolare al terreno ormai privo
Di designazioni geografiche e territoriali libero da ogni peso



martedì 25 settembre 2018

quali brividi...


Quali brividi traversavano l'arco dei giorni le coltri
Delle notti in che veglie frazionate - nuda la figura nel più
nudo dei misteri.
Il piede scarno e l'ingenuo tallone a calcare il
Grigio del suolo pietroso a che selva a che sogno
A che vuoto volgeva nuda la schiena da chi
Che cosa come per sempre posseduta.









sabato 15 settembre 2018

contromovimento


Condotto da Don Cherry mediante una trombetta di plastica acquistata ai grandi magazzini, nel reparto giocattoli, tutto il contromovimento. Ultrametafisiche le sferoidi e perciò infemminentesi ad oltranza; datemi un corpo datemi un cervello attraverso lo schermo nella sala buia senza secchezza di una pagina, superficie reversibile dell'immagine-tempo in cui tutto si arrestava come dissolvendosi, epistola a Cangrande sulla restituzione alla beatitudine di tutti gli esseri.



lunedì 10 settembre 2018

musica per orchi - interludio primo




interludio primo, da franz kafka: non c'è bisogno che usciate dalla stanza, restate seduti alla scrivania ad ascoltare, non ascoltate nemmeno, aspettate semplicemente, non aspettate nemmeno, il mondo vi si offrirà liberamente per essere smascherato, non ha scelta, rotolerà in estasi ai vostri piedi.




mercoledì 5 settembre 2018

musica afroditica...


Musica afroditica ben ritmata empiva la notte
Di un tratto le danzatrici del capitano achab si alzano
Si tirano su le lunghe gonne fra un generale strbuzzio d'occhi
Si avvinghiano nella musica strette
Il culo della più bassa premuto contro
Il pube della più alta sinuosa bionda
Ed è tutto un vorticoso ruotare di fianchi
Seni contro schiena occhi negli occhi
Sorrisi d'intesa mani invisibili ad agguantare il nulla dello spettatore
La coscia dell'una fra quelle dell'altra mani nelle mani
Le bocche vicinissime avvinghiate così per lunghissimi minuti








giovedì 30 agosto 2018

dentro le ventiquattro ore


tracy lola o camilla, il suo nero corpo d'amore in un film fra queste d'amour e pantomima da menade, sullo sfondo di un codice orfico, quello della contrabbassista amica del cuore, Mingus in versione secca al femminile, votato al trasporto saffico; dalle note finali allo sbattimento dei ciak nominativi si suggella (forse) il carattere di commedia e senz'altro di finzione della scelta dei partners, sia essa monogamica o no, un gradino più giù, volutamente, delle sofisticate problematizzazioni di Broadway; la fisicità sessuale dirompente non è mediata dall'ornamento, ma è posta essa stessa come ornamento, e quest'ultimo è un mezzo di scrittura. L'archetipo musicale, invisibile, connette le energie in campo. Questo la sera prima. Erano in tre nel letto a tre piazze, fratello, sorella ed un'altra donna ancora. Questo la sera prima, come già è stato detto.
La aprogettualità estensiva e multipla dei mezzi di comunicazione, in cui si sovraespongono Mozart ed una nota di Giorgio Colli, in un fine settimana del tutto incentrato sulla particolare singolarità di un carattere - il tracciato un marker autografo edizione francese. Lo tuo piacer prendi per duce e amor che con quanti denti morde. Incentrato, il week end, sulla particolare sfumatura di un carattere, fra un sogno senoi ed una metamorfosi ovidiana. In quanto a Peter Greenway, il ventre dell'architetto: non abbastanza denarrativizzato, cioè ricondotto all'anarchia dei suoi motivi, riproduzione, immortalità, storia o quel che ne resta, infine la commedia tremenda delle somatizzazioni.