(courtesy Silvio Rosso)
L’idra d'oro che dormiva acefala con venticinque gole SPALANCATE
un lungo sonno di velluto e musica, gorgogliava:
"e la veste d'or vago trapunta, mal d'aurora,
dorature non durature, oro del mattino, oro
della notte, drago che custodisce fra sognare e sognare
gli scrigni ed il tesoro;
movimento nella materia che è il girare senza fine
di sonno e nel sonno e del sogno e nel sogno
senza fini il rigirarsi (una scatola assai stupida e
veramente,) da:
fiori e colori
di Venezia
per signa aurea
per signa argentea (de auro, de argentum)
fabula (eventum) fit
e materia."
E ne lo sfondo bronzeo ridevano
l'argento vivo e l’oro nella pozza
donde straripavano eccedendo
il progetto che sempre sbaglia parole:
se l'oro fosse oro non lo si sarebbe mai chiamato oro.
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