principessa della carne e regina degli acquazzoni, corpo
ultimo, recognitiones ii ______________
Tutto ciò che si scrive è già polvere nel momento stesso in cui viene scritto, ed è giusto che vada a disperdersi con le altre polveri e ceneri del mondo. Scrivere è un modo di consumare il tempo. Noi chiediamo di poter celebrare questo insostanziale, e il vuoto, l'ombra, l'erba secca, le pietre dei muri che crollano, e la polvere che respiriamo
Il freddo dall’aroma di incenso. Con mollisssima grassa densa indolente grafite registrare gli esili fili - non coordinate, su cui la sonata sta sospesa. Va e viene, appare e scompare, davvero evanescente. Alterazioni dell'intervallo - primaria forse l'autocertezza dell’io o di un soggetto? Se in un fascicolo tutto sommato esile, per via di testi e figure un'altra e altre dimensioni si disegnassero, venendo a profilarvisi; cose messe al fuoco e messe a fuoco. Ne viene una felicità mostruosa. Insistentemente l'amore, nessuna fretta. Un lentissimo rituale erotico fra sé e sé, d'altro non se ne voleva più sapere. Argini la lunga gonna abbottonata di lato e la doppia calzamaglia, che freddo; la poltrona, ecco la poltrona; trovasi in un universo parallelo non raggiungibile da alcun male, per questo è assai meglio di qualunque pastiglia o farmaco o medicazione, pochi ne sanno il segreto, d'altronde in generale alla gente queste cose non interessano, poi la sua eccessiva vicinanza ingannerebbe chiunque non fosse già addentro a tali questioni. Lento il rituale erotico mattutino, la fanciulla che ruota nella luce intorno all’albero che solo alligna nel remotissimo Catai, quell’albero che sale all'infinito, non getta alcuna ombra, non ha ramo alcuno se non ad altezze incommensurabili - vi si strusciava nel mattinale, a quell’asse del mondo; fuori da quell'istante e dal quel movimento nulla esiste; da duella sospensione definitiva nascono tutti i mondi, in quella svaniscono. Alla memoria di un angelo. Di chi, altrimenti. Nessuna parola per nascondere il succhiamento di cazzo: tertium datur, al centro, né in alto né in basso, esatto lo strusciamento fra palato e gola, tace il clamore della terra, la lingua silenziosa ruota, dalla dolcezza triste degli occhi socchiusi direttamente si scrive fin dentro l'anima scavandovisi un abisso di gioia infinita - inimmaginabile bellezza. Indefinibile come sostanza materiale, nella produzione di ipseità che è un viaggio lungo l'ellisse fra sé e sé, il soggetto. Sottilmente, per tutto il tempo, circondando il silenzio con vaghissimi impulsi segnici e sonori. Zucca pelata con cento capelli decise un giorno di fare i tortelli, ma non ne diede ai suoi fratelli; i suoi fratelli fan la frittata, ma non ne danno a zucca pelata. Un deux trois la paleur du roi. Dei veri maleducati, che chiavano in fica e spruzzano dappertutto. Anulare e ricorsivo il cogito ma altro ancora il tiasos in cui l'immortalità si autofesteggia; non manca certo di algoritmi, questo tribadismo senza tecniche particolari, questo perpetuo soffregarsi che le annulla tutte all'estremo del percettibile il suono da cui tutto deriva e dipende. Neuronica o neuronale, forse, ma senz'altro invisibile, l'armatura percettiva. Lente esercitazioni sospese nel più assoluto: dell'ensemble e dei singoli.
Fra Carroll ed Alice Pleaeance Liddell lo sguardo non assolve dunque nessuna [vera] funzione che non sia quella dello straniero, e l'"io" di chiunque lo si [può] reperire solamente in quell'"interramento fra testo e sguardo" di cui parl[a] Ferdinando Trebbi in "Il testo e lo sguardo". Si vede qualcosa a proposito di un movimento trasgressivo, autoeccedentesi, a tre termini di esistenza, di molteplicità irriducibile, di assoluta dileguaglianza. L'io come funzione del nonessere, l'essere che si offre solo e sempre, senza quando, nella sparizione-soppreseione della copula, in una cancellazione che ne segna l'avvento-evento in seno all'invisibilità; sine visu, sguardo e luce in un rapporto non più ottico, una relazione di non theoria dunque, ee la fotografia della bambina è un simulacro gaiamente beffardo; questo è mirabile, wonder, wonderful, wonderland (topos-atopos della meraviglia). Vi è un simulacro di inapparenza, di invisibilità, un senza aspetto, più reale del reale nella sua insostanzialità estrema, dalla sua purezza tutti i prodigi e tutte le allucinazioni inclusa quella del comunicare, da questa porta dei segni, da questa porta di sogno; allora non vi è che artificio, arte.
Dopo il taglio enucleatorio, la rasoiata bunueliana che taglia l'occhio: ecco, non c'è né prima né poi; solo lo sguardo innamorato che fa del deserto un deserto che esplode; un corpo coniugato alla retina, glorioao, a pezzi, alla deriva, vivo nella visione. I preparativi ininterrotti di un viaggio, percorrimento dei sentieri fino alla fine che non è una meta, dove un artista come Giulio Paolini ha dato forma alla soglia fatata e incantatrice nel perimetro della quale la visione si racconta, a partire dalla smaterializzazione di tutte le piramidi, da quelle d'Egitto a quella celebrata da Vitruvio come eidos di una schematizzazione del visuale.
Lo spazio della rappresentazione: ridefinibile proposizionalmente a partire da Wittgenstein, visualmente da Giulio Paolini, lo schermo che sa inesistere, il corniciaio magico, l'apritore degli orizzonti della visione, sterminati o sterminatori per i loci dell'occidente cristiano. D'andare through the looking glass, un enigma, non è il soggetto paolino e colpevole del cristianesimo cattolice, ma Alice. Differenza fra una visione costruita a due termini (dentro/fuori; alto/basso; etc.) derivanti da una narcosi-nevrosi-necrosi, ed irruzione di una molteplicità irriducibile di segni, fantasmi, simulacri, elementi differenziali nel campo aperto della visione. Una linea squisitamente insulare.
- demoiselles
a successivo che non succede a nessuno - accade dappertutto un po' qua un po' là - almanacco - quanto a fabule milesie dell'improbabile e oltre
Si replica il gran Pan non è morto - stanchi di dati storici volgendosi verso questo tono di danza - a: la verde naiade è morta sfinita nella sua grotta gli dei del boschetto sono spariti da questa terra senz'ombra e tutte queste divine emanazioni della materia si sono ritirate a poco a poco
Come la vita da un corpo così il viaggio in oriente - sorga l'oriflamma nella ancora non citata fiamma d'oro della danza da seguidilla
a fandango mime saltatrici gaditane tibicine istrione tutto vi torni ad
essere accadere in cerchio - le cose che procedono nel loro circolo nel gran cerchio d’ombra luminoso a muoversi corpi in cerchio e cerchi di corpi soprannomi d’anime di un numero senza numero in tale ed altro ridondare ed esondare un flusso senza fine da oriente a occidente per ben più di quattro punti il sottosopra - su e giù nonché altrove rotando il cerchio verso occidente e dentro l’oriente e dentro l’occidente verso l’oriente
senza che nulla abbia fine
"La crisi è finita. Anche la Storia. Perché l'una e l'altra sono concetti vuoti. Irrisorie invenzioni di alcuni uomini, che in un luogo di conquista del mondo vorrebbero rappresentare la loro vita insensata come atto di libertà, il loro infimo potere come necessità divina."
Precessione delle conseguenze. Queste a loro volta non si identificano con effetti connessi e cause. In un nuovo catasto concettuale: tempo, velocità, luce, punto, interfaccia. La notte come presto il mattino la bimba cura il dettaglio, ama il canto dei grilli e degli uccelli. L'esigenza di misurazione si genera a partire da due concetti primitivi, Velocità e Lentezza, non complanari né isotopici rispetto alle nozioni di puntualità e ritardo: polene della velocità della luce ed agrimensori dei c.d. tempi reali. Tali strumenti dissolvono le frontiere e le prospettive, al di fuori di qualunque idea rappresentativa sia di apertura che di perdita. L'era del trasporto, del transito, della comunicazione e del transfert si trova così surclassata. A dominare sono l'interfaccia e la commutazione. Sommi valori logistici divengono il disuso e la distruzione; quelli matematici consistono nel valico dalla incertezza relativa all'inesattezza certa. Attraverso fantasmatiche d'immagini e segni l'altro scorreva, gridando di dargli una donna nata in un villaggio nei pressi di Marsiglia, con un neo in fronte equidistante dagli occhi, proprio in circostanze come la presente, in cui andrebbe data o detta, proprio per lei, onde distendervisi senza dolore come in una culla, fuori da ciò che resta della gabbia d'acciaio del tempo, per su: haec sunt flores. Nel citato passo sui bramini, braminico esso stesso, benché concepito in e per tutt'altro contesto, l'autore definisce il carattere depletivo di una significazione aperta a tutti i potenziali, che nessuna designazione può arginare. Dire poco dunque mentre attraverso silenziose tabacchiere arredi ed assenze passano messaggi distratti. In poche parole l'insicuro noncurante che informa un modulo narrativo, cenerentole eterne ed afrodisiaci primari; la voce là udibile passa direttamente, insicura e noncurante all'interior della carne, udito e altro. Irrilevante diviene la distanza, allora, così come l'esistenza "stigia" di titoli senza valore. A pagina novecentonovantasei della sua opera postuma, B, in sorprendente anticipo su cinematografia e fumetti, parla di declic come cambio di velocità realizzato dalla immedesimazione, suggerendo che quest'ultima colga il medesimo come altro. Di questo conio i talenti ipnagogici della lettura.
[il titolo di questo brano è stato ricavato dal file rinvenuto sul pc di Riccardo, il testo è poi confluito in "Soggetti"]