Il freddo dall’aroma di incenso. Con mollisssima grassa densa indolente grafite registrare gli esili fili - non coordinate, su cui la sonata sta sospesa. Va e viene, appare e scompare, davvero evanescente. Alterazioni dell'intervallo - primaria forse l'autocertezza dell’io o di un soggetto? Se in un fascicolo tutto sommato esile, per via di testi e figure un'altra e altre dimensioni si disegnassero, venendo a profilarvisi; cose messe al fuoco e messe a fuoco. Ne viene una felicità mostruosa. Insistentemente l'amore, nessuna fretta. Un lentissimo rituale erotico fra sé e sé, d'altro non se ne voleva più sapere. Argini la lunga gonna abbottonata di lato e la doppia calzamaglia, che freddo; la poltrona, ecco la poltrona; trovasi in un universo parallelo non raggiungibile da alcun male, per questo è assai meglio di qualunque pastiglia o farmaco o medicazione, pochi ne sanno il segreto, d'altronde in generale alla gente queste cose non interessano, poi la sua eccessiva vicinanza ingannerebbe chiunque non fosse già addentro a tali questioni. Lento il rituale erotico mattutino, la fanciulla che ruota nella luce intorno all’albero che solo alligna nel remotissimo Catai, quell’albero che sale all'infinito, non getta alcuna ombra, non ha ramo alcuno se non ad altezze incommensurabili - vi si strusciava nel mattinale, a quell’asse del mondo; fuori da quell'istante e dal quel movimento nulla esiste; da duella sospensione definitiva nascono tutti i mondi, in quella svaniscono. Alla memoria di un angelo. Di chi, altrimenti. Nessuna parola per nascondere il succhiamento di cazzo: tertium datur, al centro, né in alto né in basso, esatto lo strusciamento fra palato e gola, tace il clamore della terra, la lingua silenziosa ruota, dalla dolcezza triste degli occhi socchiusi direttamente si scrive fin dentro l'anima scavandovisi un abisso di gioia infinita - inimmaginabile bellezza. Indefinibile come sostanza materiale, nella produzione di ipseità che è un viaggio lungo l'ellisse fra sé e sé, il soggetto. Sottilmente, per tutto il tempo, circondando il silenzio con vaghissimi impulsi segnici e sonori. Zucca pelata con cento capelli decise un giorno di fare i tortelli, ma non ne diede ai suoi fratelli; i suoi fratelli fan la frittata, ma non ne danno a zucca pelata. Un deux trois la paleur du roi. Dei veri maleducati, che chiavano in fica e spruzzano dappertutto. Anulare e ricorsivo il cogito ma altro ancora il tiasos in cui l'immortalità si autofesteggia; non manca certo di algoritmi, questo tribadismo senza tecniche particolari, questo perpetuo soffregarsi che le annulla tutte all'estremo del percettibile il suono da cui tutto deriva e dipende. Neuronica o neuronale, forse, ma senz'altro invisibile, l'armatura percettiva. Lente esercitazioni sospese nel più assoluto: dell'ensemble e dei singoli.
Nessun commento:
Posta un commento
Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.