Il corpo pietra. Fu realizzato un trenino, come quello che da Chamonix porta a Montevers; ogni qualvolta la concentrazione su quella superficie bianca, la sua nascosta ossatura, il suo velato intreccio, d'un fascino piacente, così come irresistibile era l'attrazione seduttiva della ripetitività entro la quale si dischiudevano accenni del nuovo, minuetti aggraziati con l'impossibililtà del reale, nel silenzio di quelle stanze e di quei pensieri. Da ansietà ad angoscia a dolore l'insostanzialità del suo specchio segreto, ineluttabili e facoltatitvi gli schemi ritmici.
Perimetri, scanditi al loro interno da pochissime intervallari macchie, lo spazio delle tele sempre più ridotto; non era racchiuso nell'universo: era quest'ultimo a starci dentro. Scritto e dipinto, senza possibilità particolarmente ampie di definire l'identità di tali fatti che accadono, segno, traccia, lettera-icona di icone, altrimenti non comparirebbe.

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