mercoledì 2 settembre 2026

Sapphica minor



Lavorando (come al solito) su scarti, intolleranze, rifiuti, rigetti-avidi sogno morte, volgarità industriale, no me da pena nada; todo modo para buscar la voluntad de potencia.
Il racconto mette in scena una situazione fluida, senza termini fissi, che racconta sé stessa senza affidarsi ad un unico filo conduttore. Una condizione che non designa i propri limiti, semmai quelli delle altre, la parte prima, primo ciclo di sequenze. Al dunque.
Sono scene d'amore/hard core di natura c.d. saffica.
Amore ed hard core sono poi la stessissima cosa.
Due corpi. In una superficie ennedimensionale intrinseca.
Due amori.
Due silenzi. Due respiri allacciati in alcove di sogno, i loro nomi, femminili, non è dato sapere. Libere per le ore notturne da tutto il superfluo l'amplesso agile come l'acqua di un torrente di montagna, la velocità e quiete in una sintesi superiore. Luce filtra dalle veneziane socchiuse istoriando tutto quanto.
Sulla parete il dittico, la parte di destra raffigura la donna che si dà all'elefante, quella di sinistra la stessa che fa lo stesso con un cavallo.








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